L’incontro di Lorella Zanardo. Riflessioni
Giovedì 4 febbraio, grazie a Libertà e Giustizia di Bologna e alla Biblioteca italiana delle donne abbiamo avuto l’occasione di vedere il documentario di Lorella Zanardo Il corpo delle donne e ci hanno perfino permesso – nelle vesti della sottoscritta – di presentare il progetto Donne Pensanti al pubblico dell’Aula Magna di Santa Cristina.
Il documentario, visto sul grande schermo fa un effetto davvero dirompente. Più di tutti colpisce il testo di Lorella. Perché è chiaro, perfettamente calibrato alle immagini e induce a una riflessione che a tratti arriva come un pugno allo stomaco.
Lorella avvisa che in questo progetto non ci sono soldi. Non nasce per motivi professionali, non nasce per guadagno.
Nasce per responsabilità morale di coloro che lo hanno realizzato.
Questa premessa rende ancora più incisivo il girato, rende ancora più ficcanti le sue parole.
Me lo avevano raccontato, ho potuto assistervi di persona: dopo il film è nato un vero e interessante dibattito.
Mi è stato concesso l’onore di esordire, presentando anche il nostro progetto. Non ero in serata e credo di non essere stata particolarmente incisiva, ma sono aumentate le iscrizioni al social network, dunque spero che si sia capito quali sono gli obiettivi di Donne Pensanti. Gli stessi delle moltissime donne presenti in sala, credo.
Punti su cui riflettere, scaturiti dalla discussione:
- In Italia si è imposto un modello televisivo (l’analisi di Lorella si incentra sull’immagine televisivo del corpo femminile) che ha trovato sempre più seguito: seguito maschile e seguito femminile. Le donne abdicano al loro corpo “vero” a favore di quello che pensano piaccia agli uomini e di conseguenza attiri le altre donne. Non è una scelta, è quasi un’imposizione di marketing. Le donne – anche quando intelligenti – devono soprattutto apparire. L’apparenza vale più dell’intelligenza.
- Perché siamo arrivati a questo? In Inghilterra – ad esempio – esistono leggi vincolanti che impongono “l’uso” del corpo femminile in pubblicità solo se strettamente necessario. Se pubblicizzi una crema contro le smagliature puoi mostrare una donna nuda, viceversa non ha senso farlo quando vendi acqua minerale. Non si può. In Italia siamo in uno stato di VUOTO ISTITUZIONALE. Interessano altri problemi, questa è considerata una questione di SERIE B.
- Il ritocco, la chirurgia estetica sono entrate prepontemente nella televisione. Ogni giorno se ne parla e se ne parla soprattutto come se si trattasse di SALUTE
- All’estero ci chiedono, chiedono a Lorella, perché in Italia le donne stanno zitte. Una giornalista (non ricordo il nome ma Lorella lo ha fatto) ha usato un’espressione estremamente interessante e incisiva per spiegare la nostra situazione: “Le donne in Italia sono ZITTITE, non ZITTE”. Nessuno parla di quello che sta succedendo in Rete, nessuno racconta dei tanti movimenti, come il nostro, di indignazione collettiva
- Le donne per lo più ACCONSENTONO: il modello merceologico è un modello vincente
E poi le questioni che mi hanno colpita di più:
- Come mai in un Paese così poco libero e bigotto come in Italia, in televisione è tutto permesso? Cosa succederebbe se ognuna di noi andasse al supermercato e appoggiasse le tette sul bancone dei salumi (come molte fanno in televisione, durante i programmi contenitore per famiglie), in perizoma, per acquistare il prosciutto?
- La vera rivoluzione culturale forse non è spegnere la televisione ma “prestare” i nostri occhi agli altri, perché chi ha naturalizzato quel modus, possa guardarlo con sguardo critico.
E’ stata una serata interessante e ricca di spunti.
Chi c’era potrebbe aggiungere nei commenti a questo post le sue riflessioni. Chi ha partecipato in altre città d’Italia al dibattito potrebbe inserire anche le sue annotazioni. Facciamo germogliare il seme. Ne abbiamo un gran bisogno!


concordo con tutto quello che ho letto qui e credo ci siano riassunti in queste parole tutti i punti salienti che sono stati toccati in quella serata. Quello che sento particolarmente mio è il senso di inadeguatezza che prova chi non è come la società chiede di essere; se sei cicciottina, con qualche imperfezione, se non ti vesti alla moda e non frequenti certi posti,hai la percezione di te stessa come di una un pò sfigata. Questo è quello che ho creduto di me per tutta l’adolescenza e un pò oltre: ero diversa dalle mie amiche, compravo libri piuttosto che vestiti e completini intimi,mi proponevo come loquace, simpatica ma ero sempre poco “appetitosa” allo sguardo altrui. Me lo hanno fatto credere così tanto e cosi bene che mi sono convinta che l’immagine che percepivo dallo sguardo non solo maschila ma anche femminile, era la netta consegueza di quello che era visibile di me, di quello che ero davvero.Ci sono voluti anni di sfferenza, solitudine e un percoso lungo e difficoltoso per rendermi conto che in realtà non rispecchiare un modello prestabilito, può significare solo rappresentare “altro” e piacere allo stesso modo, prima di tutto a se stessi.Credo molto nel potere del lavoro che si potrebbe e che si dovrebbe fare nelle scuola..perchè è nelle adolescenti e negli adolescenti, esattamente come ero io, che bisogna infondere la certezza che essere cosi come si è significa comunque essere speciali.
Ottima la relazione di Francesca. Tornando a casa mi sono chiesta: bene (cioè male), ma da dove partire? Secondo me il seme da far germogliare è quello che ha già interrato Lorella, il laboratorio “Nuovi occhi per la tv” per “prestare” i nostri occhi agli altri, perché chi ha naturalizzato quel modus, possa guardarlo con sguardo critico (cito F.). E’ un progetto geniale che ha solo bisogno di qualcuno che lo porti avanti. Vorrei proporlo concretamente alla serata del gruppo di Bologna, per cominciare. Un saluto a tutte.
Ero presente alla serata dove è stato proiettato il video “Il corpo delle donne” e aggiungo volentieri qualche riflessione a quelle già scritte, con una sintesi impeccabile, da Francesca. E’ stata una bellissima serata ricca di stimoli e la presenza di Lorella ha arricchito la discussione che ne è seguita. Non solo le cose che dice sono estremamente lucide e concrete ma il modo che ha di esperimerle, sempre pacata e allo stesso tempo appassionato è il risultato di un equilibrio che funziona veramente bene.
In sala ci sono stati commenti che hanno fatto riferimento all’individualità di ogni donna ed è stato obbiettato a Lorella che in fin dei conti ogni donna ha la libertà individuale di “ribellarsi” e di non subire il modello televisivo imposto. Ora, non sono affatto in accordo con questa posizione che esclude a priori l’idea che la televisione crea MODELLI con una violenza e un appiattimento che non offrono alternative. Potersi distaccare, essere critici, inventarsi un modello alternativo richiede strumenti e armi che uno spettatore televisivo medio forse non sa nemmeno di dover mettere in atto. Per questo Lorella insisteva sull’idea che la televsione è un mezzo talmente potente che è necessario imparare a decodificare se lo si vuole dominare almeno un po’. Per questo Lorella e i suoi amici /collaboratori si stanno muovendo facendo educazione nelle scuole e cercando di mettere a disposizione alcuni strumenti di decriptaggio per comprendere quali sono i mezzi che la televisione (ma in generale i mass media) utilizzano per veicolare il suo messaggo. Non dimentichiamo inoltre che la televisione come mezzo potentissimo di costruzione di Modelli non ha nessuna funzione sociale ma piuttosto ha una funzione di mercato per la quale ovviamente il modello che viene proposto è quello del consumatore, un consumatore a tutto tondo per evitare che il mercato si esaurisca. Ecco allora che si può acquistare un vestito succinto, un perizioma, ma anche un paio di seni nuovi (che attenzione non corrispondono al seno che vorrei, ma al seno che il mercato vuole che io voglia). Quello che la televisione offre è un modello di se, un modello di immagine di se che non solo io posso acquistare,che anche gli altri spettatori possono comprare. Si comprende allora che è difficile dopo anni di un tale lavaggio di cervello fare appello alla propria individiualità, ovvero richiamare un’altra immagine di se stessi che possa essere così forte da zittire quelle mastodontica che il mercato mi impone attraverso il suo sicario: la televisione.
La testimoniazia di Francarame dice proprio questo: per anni ho creduto che l’immagine che avevo di me e l’immagine che gli altri avevano di me non fosse quella guista. Aggiungo che poco importa se sei sovrappeso, se i tratti del tuo viso non rispettano i canoni in voga in quel momento, poco importa se porti la 42 se sei anche carina…il mercato troverà sempre qualcosa da farti comprare: se sei bionda il modello al quale aderire ti spingerà a tingerti i capelli, se sei timida il modello proposto ti vorrà aggressiva…insomma comunque noi siamo il gioco della televisione è di fare in modo che non vada mai bene perchè solo così consumeremo i prodotti che ci daranno l’immagine che pensiamo di voler/dover avere.
Mi fermo perchè ho paura di diventare troppo involuta e pesante ma se qualcuna ne ha voglia possiamo continuare a parlarne anche perchè di cose da dire e da fare ce ne sarebbero tantissime!
Forse vado un po’ fuori tema, ma trascrivo un brano da un libro che ho letto tempo fa. E’ un gran pugno in pancia. Ma anche uno schiaffo che vorrebbe risvegliare chi ancora non si è accorto dell’equivalenza tv=pubblicità=manipolazione.
«Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta, ritoccata in Photoshop. Immagini leccate, musiche nel vento. Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma».
F. Beigbeder – Lire 26.900
Feltrinelli
Io vi consiglio di leggere, di Loredana Lipperini, “Ancora dalla parte delle bambine”, sia a chi tra voi ha figlie femmine che figli maschi.
Quello che io spero di riuscire a fare e’ di insegnare a mio figlio a ragionare con la propria testa, a guardare le cose senza il prosciutto (imposto in qualche modo) sugli occhi.
Il lavoro che cerco di fare su me stessa e’ guardarmi dentro meglio e credere in me stessa. Sono io che devo piacermi prima di tutto, ma per farlo, devo conoscermi.
Troppe volte la nostra attenzione di donne viene spostata sull’esterno (media, religione, altro sesso,…) e nessuno si prende la briga di insegnarci a cercare dentro noi stesse.
Spero di non essere stata troppo confusa.