Donne Pensanti

Diritti e privilegi delle madri lavoratrici: il punto di vista di Maria Stella Gelmini

madre con bambinoEgregio Ministro,

ho letto l’intervista – da lei rilasciata in occasione della nascita di sua figlia –  sul Corriere della sera e pubblicata on line sul sito della testata.

Le cito uno dei tanti passaggi che sono balzati agli occhi di molte donne:

Però le donne normali che lavorano dopo il parto sono costrette a stare a casa.
Lo giudico un privilegio.

Un privilegio? Non è un diritto?
Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.

Mi ha straniato. Mi ha straniato che un Ministro della nostra Repubblica – e per lo più donna – definisca quello che è un diritto sancito dalla Legge come PRIVILEGIO. Mi ha straniato e spero vivamente che si tratti di una manipolazione, di una cattiva interpretazione delle sue parole.

Se così non fosse, il suo intervento è GRAVISSIMO.

Con poche parole Lei liquida una conquista della nostra Società: ovvero la cura dei figli da parte delle madri e la tutela di questo diritto, prima di tutto dei figli, senza che a nessuno venga imposta una scelta tra lavoro e famiglia.

La Legge di cui le parlo e che evidentemente non ricorda è la numero 53.

Molte donne hanno detto la loro e la stanno contattando. Tra le tante testimonianze mi preme farle presente quella di Silvia Ferreri che del rapporto tra maternità e lavoro si è occupata in maniera molto approfondita, girando un documentario che tratta proprio delle tante difficoltà che una donna incontra sul suo cammino professionale quando decide di avere un figlio.

Sono qui per questo signora Gelmini per ricordarle che quello straordinario testo unico di Legge del 2000, è il frutto di anni di lotte di donne e anche di uomini, cui lei Signora Gelmini dovrebbe essere grata come lo sono tutte le donne di questo paese. Perché grazie a quel testo unico, le donne sono protette dalla discriminazione e dal licenziamento, ma soprattutto cara signora sono protetti i bambini. Sono protetti dai datori di lavoro scellerati che vorrebbero le madri indietro quindici giorni dopo il parto e sono protetti dalle madri ancora più scellerate dei loro padroni che decidono di farlo. Per questo signora Gelmini il congedo parentale è un obbligo, perché non ci sia bambino o bambina che sia discriminato e che debba sentire la mancanza di sua madre nei primi mesi di vita a causa della mancanza di buon senso (cuore o cervello che sia). Peccato che proprio lei, signora Gelmini, ministro di questa nostra zoppicante repubblica abbia deciso di dare il cattivo esempio a questo paese tornando al lavoro ben prima di quanto le sarebbe permesso. Peccato che nessuno le faccia notare che sta infrangendo una legge dello stato, che sua figlia seppur figlia di un importante ministro, dovrebbe godere dello stesso privilegio che ogni neonato ha e che gli viene assicurato per legge: il diritto di stare con sua madre e di godere delle sue attenzioni nei i primi mesi della sua vita.

Le leggi si sa esistono per questa Maria Stella per evitare che qualche buontempone cada in tentazione facendo qualcosa che il buon senso dovrebbe proibire. Quando il buon senso non basta più allora menomale che qualcun altro ci pensa per noi.

(Unovirgoladue – blog di Silvia Ferreri)

Lei ci chiama DONNE NORMALI e se da una parte sembra consapevole delle difficoltà, dall’altra pone la questione nei termini sbagliati, parlando di PRIVILEGIO.

Il vero PRIVILEGIO oggi è disporre di una Legge che norma e tutela un diritto e di cui molti si dimenticano all’uopo, costringendo molte di noi donne NORMALI a fare scelte univoche tra figli e lavoro, tra carriera e famiglia.

Ma per fortuna almeno abbiamo la LEGGE a cui appigliarci per ricordare al mondo che UN FIGLIO che cresce sano e in armonia familiare è una risorsa per il Paese e per la Società e che la sua educazione e il suo benessere nei fondamentali primi anni di vita contribuirà a renderlo una persona migliore e in grado di affrontare con maturità la vita.

Ma cosa glielo dico a fare? Lei si occupa di Istruzione e sa meglio di me quanto la tutela dei giovani, il rispetto della cultura e del sapere e della loro vita di bambini  e adolescenti sia fondamentale perché questo Paese possa tornare competitivo come piace a chi ci governa.

Le consiglio quindi di dare un’occhiata al documentario UNO VIRGOLA DUE ed eventualmente a spiegare meglio le sue affermazioni, gravi e retrograde, che nel contesto in cui sono state rilanciate assumono un significato popular ancora più forte e incisivo, naturalizzando concetti che naturali non dovrebbero essere.

Volete scrivere anche voi alla Gelmini?

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fonte: http://www.governo.it/Governo/Ministeri/ministeri_gov.html

5 Responses to “Diritti e privilegi delle madri lavoratrici: il punto di vista di Maria Stella Gelmini”

  1. Maurizio scrive:

    Sono fresco nonno: mia figlia lavora e attualmente è in congedo post-partum. Allatta al seno.
    Noi nonni, materni e paterni, abitiamo in altre città, distanti fra loro.
    Ho provato a fare qualche ricerca in Internet per verificare l’esistenza di soluzioni che le permettano di conciliare le incombenze materne e di lavoro.
    Naturalmente, il mio intervento è abbastanza pleonastico dato che mia figlia e il marito hanno già esplorato tutte le possibilità e su Internet si muovono molto meglio del sottoscritto…Però, nno si sa mai.

    Tornando al caso concreto,l’azienda non ha locali adibiti a nido, quindi unica possibilità sarebbe quella di un nido comunale (preferibilmente) o privato (costi permettendo).
    Valutate nel concreto le due “subpossibilità”
    il problema si è rapidamente risolto nel senso che non c’è disponibilità di posti se non fra parecchi mesi.
    Effettivamente la signora Gelmini ha ragione, sono poche le donne che possono pemttersi di restare a casa per mesi e,infatti, mia figlia non è fra queste felici eccezioni.
    Però ha deciso di restare a casa accettando gli ovvi sacrifici di carattere finanziario.
    Questo,naturalmente per un periodo di tempo
    non determinabile a priori.
    Ho cercato di fornire un quadro sintetico (ma che ritengo sia comune a tante neomamme).
    La signora Gelmini dice, giustamente, che bisogna accettare di fare sacrifici: io penso che sarebbe una bella cosa se, abbandonando il riserbo mostrato in quest’occasione, fornisse qualche concreta indicazione sui tipi di sacrifici a suo avviso più opportuni. Può darsi che a noi, gente comune, sfuggano opzioni valide. A me farebbe piacere dare qualche suggerimento a mia figlia…….

  2. Come spesso accade nelle interviste le posizioni non sono chiarite, ma dire “stare a casa in congedo dopo il parto è un privilegio”, mi sembra che non smentisca in nulla il fatto che in Italia sia (o meglio dovrebbe essere) un diritto.
    In tante parti del mondo questo diritto le donne non l’hanno, da questo punto di vista è un privilegio.
    In altri tempi anche in Italia le donne non l’avevano, da questo punto di vista è un privilegio.
    Chi lavora in nero non può esercitare questo diritto, anche da questo punto di vista può essere considerato un privilegio di chi ha un lavoro “in bianco”.
    Che poi la Gelmini volesse fare la “pittima” nel senso che lei “poveretta” non può usufruirne in quanto a un politico che manchi dalla scena “fanno le scarpe” è quello che mi auguro per l’Italia.

  3. La signora Gelmini accenna al fatto che “bisogna accettare di fare sacrifici”, peccato che a fare i sacrifici debbano essere sempre certi gruppi sociali (non sembra più sia opportuno parlare di classi sociali) il liberismo propugnato dal partito del ministro (forse sarebbe più proprio parlare di capitalismo di rapina) che vuole la manodopera muoversi verso i settori economici e geografici più profittevoli, dopo avere smantellato la grande famiglia contadina di un tempo, (patriarcale o matriarcale che fosse) con l’emigrazione ha attaccato anche quella nucleare, costringendo a lunghi viaggi pendolari le/i lavoratrici/ori, aumentando i ritmi di lavoro e il ricorso agli straordinari, diminuendo quindi qualità e quantità del tempo dedicabile alla famiglia costringendo nei fatti a delegare l’educazione dei figli alla televisione. Invece della scampagnata del primo Maggio si passa la giornata al centro commerciale, aperto per la bisogna.
    Di quali sacrifici parla Ministro?
    Quando i raccolti andavano male, nelle società agropastorali europee e non solo, si uccideva il re, secondo metodologie diverse, ma riconducibili a un medesimo significato, le elezioni “democratiche” con la tanto millantata alternanza ( e lo spoil sistem) dovrebbero avere il medesimo senso di allontanare dal potere, se non di cancellare, una classe dirigente che non ha dato buona prova di sé, l’allungamento della durata della vita e il condizionamento dei media sulla pubblica opinione hanno gravemente mutilato l’efficacia del sistema a ciò sembra che solo il terrorismo cerchi di dare una risposta. Che sia davvero il solo modo di cambiare una classe dirigente corrotta e inefficente? Sarebbe triste dover rispondere di sì.

  4. orma scrive:

    Riporto una parte del mio post:
    Certo anch’io ho considerato un privilegio per poche il fatto di potersi dedicare solo al figlio per i primi mesi di una nuova condizione che cambia gli equilibri e ristabilisce ordini e priorità. Se si vuole provavo pure un po’ d’invidia per chi aveva un lavoro che gli permetteva tutto questo.
    Il dramma è considerare un privilegio quello che deve essere un diritto, un diritto che è una necessità di mamma e di bambino (e un po’ anche del papà).
    Non mi sono sentita una brava mamma e nemmeno una privilegiata nel “poter” (DOVER) riprendere subito il lavoro.
    http://digitalorma.wordpress.com/2010/05/07/dei-diritti-e-doveri-e-di-questa-strana-idea-che-bisogna-sacrificare-sempre-qualcosa-o-qualcuno/

  5. la meringa scrive:

    Cara Francesca, siccome non so come comunicare pubblicamente su un tread apposito qui su donne pensanti, approfitto dell’argomento più vicino che c’è a quello su cui vorrei porre l’accento.
    La proposta di spostare l’inizio delle scuole a ottobre, approvata e condivisa dalla Gelmini, nota esperta di turismo e rilancio dell’economia, è secondo me l’ennesimo tentativo di affogare la donna nella cura casalinga. Di lasciarla connessa solo alla cura del quotidiano. Perché non possa pensare. O rendere noto che pensa. E noi dove la troviamo una baby sitter che ci tiene i figli? Noi comuni mortali che non abbiamo le stesse risorse della ministra. Ecco. Questa contro l’apertura delle scuole a ottobre potrebbe essere una bella battaglia da portare avanti!

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