Donne Pensanti

Pubblicità svilenti: segnalazioni, standard operativi

era_partecipazioneSegnalazioni su Donne Pensanti

Per segnalare pubblicità e messaggi svilenti sul femminile, Donne Pensanti ha attivato una pagina del suo wiki: messaggi svilenti

Chiunque può aggiungere un link o una segnalazione, iscrivendosi gratuitamente a PBworks. Il wiki è un sito partecipativo che può essere aggiornato contemporaneamente da molte persone.

Oltre a diffondere e promuovere azioni concrete immediate, Donne Pensanti ogni anno redigerà un documento riassuntivo, in base alle segnalazioni, da presentare ai Media, alle Istituzioni e a tutti i soggetti che possano dare risposte efficaci e promuovere la diffusione di consapevolezza su questi messaggi. L’obiettivo è sviluppare anticorpi naturali affinché si diffonda una cultura alternativa in tutti gli uomini e le donne di questo Paese.

Il caso Sanremo: riflessioni

Il caso Sanremo è emblematico di un fatto estremamente importante: non dobbiamo subire in silenzio (uomini e donne) gli stereotipi imposti da un certo genere di pubblicità che ha abdicato alla creatività a favore delle facili metafore sessuali.

Non dobbiamo per forza subire programmi come “La pupa e il secchione” o altri (dopo 4 anni di televisione spenta, sabato sera sono incappata in una trasmissione in prima serata di Paolo Bonolis su Canale 5 e il modo in cui venivano “piazzate” carni umane e messaggi estremamente svilenti nei confronti della persona mi ha lasciata di stucco).

Possiamo confrontarci e affrontare con determinazione chi produce contenuti che sviliscono l’immagine femminile, la cultura e l’immaginario collettivo contattando direttamente tutti coloro che sono coinvolti: pubblicitari, politici, televisioni.

Possiamo far emergere i casi emblematici affinché si allarghi la discussione e lo spirito critico, gli occhi nuovi con cui vedere a queste cose siano sempre di più: se la maggioranza delle pubblicità usa lo stesso messaggio che mercifica il corpo, dopo un po’ ci abituiamo, lo consideriamo normale. Ogni giorno un pezzettino di noi si assuefà e ci svegliamo una mattina che non riteniamo più di poter agire attivamente ma solo subire.

Se SMONTIAMO queste pubblicità, le guardiamo con occhi obiettivi ma critici e cerchiamo di cogliere TUTTI I SENSI contenuti in un determinato messaggio, ci accorgeremo che per fare pubblicità al caffè non serve ventilare ipotetici favori sessuali dell’immagine femminile mostrata sul manifesto. Non occorre, per vendere un telefono a Natale, trasformare Babbo Natale e le renne in pettorute ragazzine in posizioni invitanti.

Se SMONTIAMO i messaggi, ci accorgeremo che spesso le frasi associate alle immagini dicono molto più delle immagini stesse e che in maniera pervasiva, sottile ma costante, il messaggio va in una direzione ben precisa che è svilire la donna, il suo ruolo nella società e nelle relazioni con l’altro sesso, per ridurla a oggetto di desiderio o bramosa pantera che ha un unico obiettivo: accapparrarsi i favori dell’uomo.

Quando, dopo aver smontato una pubblicità o una trasmissione di questo genere, ci rendiamo conto che il caso è proprio questo:

POSSIAMO FARE QUALCOSA!

Il caso Sanremo lo ha dimostrato:

l’Agenzia che ha creato la pubblicità è intervenuta su questo blog per dire le sue ragioni, il Vicesindaco ha esaminato il caso, la Stampa locale ne ha parlato e io sono stata contattata da un’agenzia di comunicazione che si è detta disposta – gratuitamente e anonimamente – a progettare una pubblicità diversa da proporre all’Amministrazione sanremese per essere affissa sui muri della città.

Creare degli standard per non diventare censori ma assumere il ruolo di SEGNALATORI

Successivamente a quanto accaduto e ai numerosi commenti positivi, ma anche critiche alla nostra azione, ho riflettuto molto.

Donne Pensanti non vuole essere un CENSORE. Non vuole che nessuno pensi che si arroga il diritto di decidere cos’è svilente o meno.

In una società matura è necessario che possano convivere le contraddizioni e le dicotomie e che si sviluppi la possibilità del confronto e della riflessione, anche in base ai punti di vista di coloro che non la pensano come noi.

Dato che l’obiettivo di questo progetto è soprattutto AMBIRE a questa società matura, in cui la questione culturale sia fortemente rivalutata e di cui l’immagine della donna (ormai monotematica) è la cartina di tornasole, quello che ci interessa è DIMOSTRARE che insieme possiamo fare molto, che LA RETE può dare voce anche alle persone come me (Francesca Sanzo che scrivo), a chi posta fotografie scattate al volo nella propria città e a tutti coloro che hanno voglia di fare qualcosa.

Se non vogliamo diventare censori possiamo diventare SEGNALATORI.

Ma come?

Esiste LA CAMPAGNA IMMAGINE AMICHE DELL’UDI che si occupa di raccogliere tutte le segnalazioni di immagini svilenti del femminile per redigere un documento operativo da portare all’attenzione della Commissione Europea, a Bruxelles, il 30 novembre 2010.

Esiste la possibilità di scrivere mail alle aziende coinvolte affinché sappiano che la cosa è emersa, che non abbiamo intenzione di stare in silenzio. Mail che devono richiamare al dialogo e far capire che oggi il potere del PASSAPAROLA è fondamentale per la buona riuscita o meno di qualsiasi prodotto, sia di comunicazione che commerciale.

Leggete la mail che ha scritto Veronica Vicinelli al “Fatto quotidiano” in merito ad una pubblicità estremamente sessista, sul nostro strumento aggregativo di social network.

Esiste la possibilità, qualora ci riteniamo offesi e violati dei nostri diritti, di BOICOTTARE le aziende in questione, spiegando ad esse il perché delle nostre scelte.

Strumenti

Mi sono arrivate numerose segnalazioni. Come molti sanno, DP è un progetto nato dalla volontà di 3 persone che se ne occupano in maniera volontaristica. Non possiamo seguire, con la giusta prontezza, tutti i casi e ci sembra opportuno far confluire le energie nel modo più incisivo possibile per cui propongo uno standard operativo. Chi voglia segnalare campagne svilenti può:

Il mio consiglio è di dare la MASSIMA VISIBILITA’ POSSIBILE ai casi eclatanti di svilimento del femminile: il passaparola della Rete, quando i dati sono supportati dalle fonti e si usa correttezza di impostazione e apertura al civile ma fermo dialogo,  è un’arma potentissima di cui le aziende hanno paura.

Il Brand passa attraverso la Rete e il rapporto azienda – consumatore oggi si basa sulla correttezza e trasparenza della prima nei confronti di chi deve comprare.

Noi lo sappiamo, loro se lo devono ricordare.

7 Responses to “Pubblicità svilenti: segnalazioni, standard operativi”

  1. Bravissima Francesca!!! sono d’accordo e trovi in me un valido appoggio!!!

  2. Giorgia scrive:

    Io tengo una rubrica (Occhio allo spot!) dove segnalo pubblicità svilenti facendole vedere e spiegando perché il messaggio (secondo me) è svilente. Potrei aggiungere alla fine di ogni spiegazione la dicitura:
    > Segnala questa pubblicità sul wiki della campagne svilenti di Donne Pensanti
    > Segnala questa pubblicità alla Campagna Immagine dell’UDi
    > Proponi una mail da inviare all’azienda sul forum di DP

    O una cosa del genere, così da tenere sempre alta l’attenzione su queste iniziative.
    Faccio presente che credo sia arrivato però il momento di coordinare tutte queste azioni in Rete, per esempio anche con quella che dovrebbe prendere piede su Il corpo delle donne come così citava Lorella in uno dei suoi ultimo post, vediamo come prosegue anche lì…Per non disperdere le energie no?

  3. Veronica scrive:

    Ottima idea, sia quella di wiki che quella dell’UDI. Riflettevo su quanto hai scritto, Francesca, nel non apparire come CENSORI, ma come SEGNALATORI. E’ una questione delicata, la parola censore si ricollega subito a MORALISTA o BIGOTTO. E non è un caso che, chi segnala pubblicità svilenti, venga spesso accusato di essere moralista. E’ uno strumento retorico molto efficace, provoca spesso la paralisi della critica o della discussione. Per me vale la pena rifletterci. E per iniziare la riflessione sul moralismo(anche sorridendo) ripropongo la celeberrima Guzzanti http://www.youtube.com/watch?v=lUxaDoJzM9w

  4. Valérie Donati scrive:

    In effetti il pericolo di essere fraintesi e etichettati come moralisti e censori esiste sempre. Ma come dice Veronica la critica non va imbavagliata. Quello però che si riconosce alla miglior critica è l’aspetto costruttivo, la propsta alternativa a ciò che si smonta. Si corre allora un altro rischio, quello di sentirsi dire: e quindi? Voi cosa proponete?
    Ho guardato il lavoro che da anni fa un’associazione francese (la Meute) che segnala pubblicità sessiste e una cosa che trovo “costruttiva” fra le tante segnalazioni di materiale offensivo e svilente è l’istituzione di un premio, un concorso annuale, sempre su segnalazione degli osservatori, per la migliore pubblicità non sessista. Potrebbe essere un’ipotesi per mettere un granello di costruttività nell’ingranaggio della decostruzione?

  5. Giada Salerno scrive:

    Ultimamente Milano è tappezzata di manifesti pupplicitari sul decoder. L’immagine della campagna in questione è decisamente svilente e maschilista in quanto mostra una signora dall’aria stordita e beota (porta un foulard in testa che la rende anche un po’ ridicola), che chiede a un signore dall’aria sveglia e intelligente se non deve per caso comprare un altro televisore. E’ orribile, ogni volta che l’adocchio mi vengono dei nervi!!!

  6. maria scrive:

    Ciao,
    ho segnalato all’UDI la seguente mail, ma non ho cpaito come inserirla sulla vostra pagina. Grazie

    segnalo il sito della ditta sebach… nelle immagini pubblicitarie dedicate ai serivizi sanitari temporanei utilizzati per cantier ed eventi.
    alla mail in cui mi rammaricavo di un utilizzo dell’immagine delle donne con queste modalità mi è stato risposto che non coglievo l’ironia che stava dietro alla campagna pubblicitaria.
    Grazie

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