Donne Pensanti

Il fatto quotidiano e Fini: sviluppi e presa di posizione della testata

fatto quotidianoQualche settimana fa abbiamo pubblicato un post dedicato alla vicenda “Massimo Fini” e alla misogenia di alcuni articoli da lui firmati e apparsi sulla versione on line de “Il fatto quotidiano”.

Gli articoli in particolare sono:

A moltissime persone sono sembrati entrambi articoli molto gravi perché non circoscritti ma generalisti, che puntano il dito contro il genere femminile, tracciandone uno stereotipo non condivisibile.

Massimo Fini è certamente libero di esprimere il proprio pensiero ma quando a farlo è un giornalista che ha quindi un ruolo pubblico e lo fa sul sito di un quotidiano che dovrebbe farsi portatore di idee progressiste, quello che scrive è responsabilità di chi lo pubblica.

Giorgia Vezzoli ha quindi scritto una lettera (datata 23 giugno) sottoscritta da moltissime persone, me compresa e inviata al quotidiano.

Ecco il punto centrale:

Che cosa c’entrano, allora, gli articoli di Fini sulle donne con Il Fatto quotidiano? Niente, mi dico. Però sul Fatto, come ci ricorda Gomez, vige la libertà d’espressione, come se il problema fosse una questione di censura e non di linea editoriale di una testata. Nessuno impedisce a Massimo Fini di esprimere in Rete la sua opinione, sebbene a mio avviso lesiva della dignità di alcune persone, ma qui non si parla della “Rete” in generale. Qui si parla di uno spazio preciso e circoscritto del Web, ovvero del sito di una testata con una sua direzione ed una sua redazione, dove gli articoli vengono scelti e dove una discriminazione, per forza di cose, è già in atto: si chiama selezione dei contenuti. Perché Il Fatto dovrebbe essere un quotidiano on line e non un “aggregatore spontaneo di post”.

Finalmente in data 4 luglio la pubblicazione della lettera sul Fatto e il commento di Gomez in calce (che riporto qui):

La linea del Fatto sulle donne è chiara ed è testimoniata da decine di articoli. Ma pensiamo che il contestato pezzo di Massimo Fini – grande giornalista, grande scrittore e persona onesta con la quale in questo caso non concordiamo per nulla – si sia rivelato un’occasione preziosa per discutere di un tema importante: la condizione femminile. Un tema che in Italia viene accuratamente evitato.

Purtroppo non è vero, infatti, che le opinioni di Fini sulle donne siano un esclusivo patrimonio “di una certa frangia del pensiero reazionario di destra”. Sono invece trasversali a una parte importante e numerosa del mondo maschile. E, come dimostra la  cronaca politica, non sono nemmeno estranee , come dovrebbero, a tutte le donne. Solo che a differenza del razzismo che viene ormai apertamente sbandierato da alcuni partiti, queste cose vengono pensate, praticate e teorizzate, ma non vengono dette. Anche per questo si discute così poco della questione.

Massimo Fini è insomma “politicamente scorretto”. Ma vale sempre la pena di leggerlo per ribellarsi e dirgli fatti alla mano che ha sbagliato.
Nelle prossime settimane, come è in programma da tempo, apriremo un blog  dedicato  alla battaglia per la dignità femminile e per il rispetto dei generi. Sarà uno dei molti blog che intendiamo creare per dare una visione d’insieme della politica, dell’economia e della società italiana. Tutte questioni in cui le donne giocano un ruolo centrale, ma dalle quali vengono troppo spesso escluse.

Personalmente trovo le giustificazioni di Gomez molto labili: un grande giornalista dovrebbe scrivere con responsabilità e un editore dovrebbe vagliare attentamente ciò che fa pubblicare ai suoi giornalisti, perché ciò che loro scrivono è lo specchio di quello che la testata pensa. Inoltre, le donne non sono una specie da proteggere attraverso l’istituzione di blog ad hoc, dovrebbero essere RISPETTATE in quanto PERSONE all’interno del giornale stesso, non in luoghi “speciali” dove gli intellettuali misogini non possano entrare.

Francamente mi sembra si sia voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte senza condannare invece fermamente dichiarazioni forti, precise e fortemente offensive e svilenti.

Cito solo – per fornire un esempio – un breve pezzo del mirabile: Donne guaio senza soluzione, articolo dei due che ha mosso l’opinione pubblica:

Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli.

Vi invito a leggerlo tutto, per non formarvi un’idea solo su una frase decontestualizzata.

Ho subito pensato all’incipit di una prefazione della femminista francese Simone de Beauvoir scritta nel lontano 1973:

Un individuo che in presenza di testimoni ne chiami un altro “sporco negro”, o che faccia stampare frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei e degli arabi, può essere processato e sarà condannato dai tribunali per “ingiurie razziali”. Ma se un uomo grida pubblicamente a una donna “puttana” e nei suoi scritti accusa LA DONNA di essere perfida, sciocca, volubile, ritardata mentale, di comportarsi da isterica, non corre alcun rischio.

Simone de Beauvoir – prefazione alla rubrica Le sexisme ordinaire, “Le temps modernes” n 329, dicembre 1973

I commenti al post che pubblica la lettera di Giorgia si moltiplicano di ora in ora e – leggendoli – c’è molto materiale su cui riflettere. Una parte dei commentatori (me compresa) sostiene che non è stata presa una posizione precisa ed è d’accordo sul non acquistare più “Il fatto quotidiano” che ha chiarito A FATTI qual’è la sua politica in merito alla questione femminile, derubricata a questione di serie B.

Certo, l’attacco al Premier sembra prioritario, ma siamo sicuri che il problema vero non sia il berlusconismo della società – anche quello trasversale – piuttosto che la persona che prima o poi lascierà il posto ad altri?

Una parte dei lettori sostiene che è gravissimo dare contro a Massimo Fini e che dire che non compreremo più il giornale equivale a invocare una censura che in tempi di ddl sulle intercettazioni ci mette alla stregua dei più feroci sostenitori del Governo.

Una parte dei lettori (per la maggioranza donne) non si sente affatto offesa da Fini e trova invece che sia arguto e provocatorio.

E’ davvero un esperimento interessante, a livello sociale e sociologico, leggere i commenti.  Si scambia con sacrosanto diritto di un intellettuale la libertà di scrivere articoli misogini e sessisti e che non attaccano una persona ma un intero genere. Si invoca alla censura laddove persone dotate di senso di responsabilità personale ritengono opportuno non acquistare più un giornale perché pubblica articoli di questo genere.

  • Ma la libertà personale non finisce laddove lede quella degli altri?
  • Chi sono e chi dovrebbero essere gli intellettuali, oggi, in Italia?

Io non ci sto. E credo che questa vicenda, i commenti dei lettori e l’atteggiamento de Il fatto siano elementi su cui riflettere e da cui dobbiamo partire.

Chiudo con una considerazione trovata nel libro Ma le donne no: vivere nel paese più maschilista d’Europa di Caterina Soffici, ovvero che l’errore più grande che può fare una democrazia è quello di considerare le donne un pericolo invece che una risorsa.

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13 Responses to “Il fatto quotidiano e Fini: sviluppi e presa di posizione della testata”

  1. Marcella scrive:

    E’ vero che dai commenti c’è molto su cui riflettere, soprattutto sul solco che si spalanca tra pensiero e azione. Molti rivendicano il diritto a leggere di tutto per farsi un’opinione. Giusto, ma finalizzata a che? Posso davvero accumulare opinioni su opinioni senza mai tirare le fila e chiedermi: bene, allora adesso che faccio? Ho avuto l’impressione che molta gente stia alla finestra e si esprima da questa posizione lontana e privilegiata. Propongo quindi di continuare a sporcarci con la realtà, sgomitare per andare avanti e lasciare che chi sta alla finestra ci giudichi come vuole.

  2. Silvia scrive:

    Sono d’accordo con Marcella, ha riassunto benissimo il senso di una posizione che fatico a comprendere. Non posso fare a meno di domandarmi quanti lettori e commentatori de Il Fatto avrebbero reagito allo stesso modo se le parole di Fini fossero apparse su Il giornale. Perché se c’è una cosa peggiore del maschilismo e il femminismo opportunista

  3. gianluca scrive:

    ben detto, ora però torna in cucina a lavare i piatti

  4. Panzallaria scrive:

    @gianluca: a casa abbiamo la lavastoviglie. Li lava certamente meglio di me e anche del mio compagno. Ma se è quello l’argomento che ti interessa ti invitiamo volentieri a cena e ti diamo il permesso pure di sparecchiare ;-)

  5. gianluca scrive:

    e la mia libertà d’espressione?!

  6. Panzallaria scrive:

    @gianluca: mica ti abbiamo impedito di parlare eh? ti dicevo solo che se l’argomento che ti interessa sono i piatti da lavare, non c’è problema. ti ho pure invitato a pranzo, cosa vuoi di più :-) ?

  7. gianluca scrive:

    il dopopranzo

  8. Stefania scrive:

    Non penso che un editore debba censurare i suoi giornalisti. E’ pero’ pur vero che la linea editoriale esiste e che probabilmente i giornalisti stessi vengono preventivamente selezionati in funzione di essa. Trovo, è vero, poco significativa la reazione di Gomez, ma soprattutto vorrei vedere sul Fatto stesso pubblicate le proteste motivate e vorrei sentire le reazioni delle altre persone della redazione (donne comprese). Trovo gli scritti di Fini sull’argomento non all’altezza della capacità di analisi che dimostra in altri campi, il che mi fa pensare che siano dettati da un sentimento viscerale dovuto a sue difficoltà, che non riesce ad affrontare diversamente. Purtroppo su altre cose è capace e quindi ha uno spazio pubblico che poi sfrutta per i suoi sfoghi, il giornale ci ha pensato?

  9. Stefano scrive:

    La cosa veramente grave secondo me, oltre agli articoli di fini e alle non-risposte di Gomez, è che il Fatto non ha pubblicato UNA che una delle centinaia e centinaia di mail di protesta sulla questione che ha ricevuto nei giorni successivi all’articolo. E’ gravissima proprio perché una censura come questa è attuata da un giornale che si è costituito e ha conquistato migliaia di lettori facendosi bello del fatto di essere un presunto paladino della non-censura, dove nello spazio delle lettere vengono pubblicate anche le critiche, etc. Ora, caro Fatto, hai svelato a tutti che pubblichi solo le critiche comode, guarda caso quelle a cui puoi ririspondere con toni sarcastici, mentre un’ammissione di colpa e una reale autocritica non esiste per te. Sei davvero così diverso dai giornali fascisti e di destra che prendi in giro quotidianamente negli editoriali? Mh.

  10. Chiara scrive:

    Leggendo il primo articolo ho pensato che volesse provocare, essere ironico. Certo, lo fa sparando a zero e quindi così è anche un po’ troppo facile, ma questo dimostra solo che non è – come si dice dalle mie parti – una testa fina, uno particolarmente arguto.

    Però poi ne pubblica un altro in cui insiste… ma perché???

    Innanzitutto non è partito da un fatto di cronaca, né da un episodio di vita personale, ma da cose che si pensano e dicono in giro. A generalizzare senza dati sono bravi tutti, lui che laurea ha e quanti soldi si prende per scrivere chiacchiere da bar sport aggiungendo aggettivi ricercati per farle sembrare un articolo? Forse allora posso scrivere anche io al Fatto… magari una bella rubrica sui francesi che puzzano o sui neri che hanno il ritmo nel sangue?? Sì insomma, cose che arricchiscono culturalmente il lettore, proprio come i suoi articoli.

    Inoltre: “istinto materno nei confronti del marito o compagno”. COSA?!? Intanto la parola “istinto” vuol dire tutto e niente, e riferita a un essere umano più niente che tutto. Secondo, l’aggettivo “materno” nella stessa frase con “marito o compagno” mi fa pensare che il signor O tempora o mores abbia perlomeno un po’ di confusione riguardo ai ruoli nella coppia e nella famiglia.

    E’certamente libero di scrivere quello che vuole, ma il direttore del giornale dovrebbe decidere che impostazione dare alla testata. E’ inutile che facciano le crociate contro Berlusconi e poi pubblicano uno che sotto sotto, sulle donne, ha molto in comune con lui.

  11. Luna scrive:

    Non stiamo parlando di opinioni di Fini, ma di vere e proprie offese e di razzismo nei confronti del genere femminile. Si meriterebbe una bella denuncia… Se avesse scritto frasi altrettano offensive nei confronti di altri soggetti che generalmente subiscono offese razziste (neri, ebrei come dice la de Beauvoir) Gomez avrebbe chiesto pubblicamente scusa. Ma ci rendiamo conto che quello che scrive Simone de Beauvoir è del 1973 e nel 2010 succede ancora?

  12. Luca scrive:

    La cosa più interessante da notare è come quello che ha scritto Fini sulle donne da anni, per non dire da decenni, lo si scrive sugli uomini, pubblicando ricerche (pseudo)scientifiche sull’inferiorità biologica degli uomini, sulla loro inferiorità intellettuale, morale, sulla loro …… (scrivere qualsiasi mancanza o caratteristica negativa) di contro alle donne che ne rappresentano l’opposto. Nessun uomo è moralmente autorizzato a negare tutto ciò e nel momento in cui qualcuno lo fa arriva immediatamente la condanna morale o l’invocazione della censura (ma la critica non è mai smentita: l’argomento ad hominem è un pilastro della retorica femminista).
    Luna giustamente scrive che se Fini avesse pubblicato un intervento non sulle donne ma su delle minoranze (o maggioranze) etniche, le scuse di Gomez sarebbero certamente state più sentite. Ma questo avviene sistematicamente nel caso degli uomini. Si confrontino le pubblicità, i servizi dei telegiornali, i talk show, i film, dove gli uomini (specie i padri) sono rappresentati come stupidi, inconcludenti, violenti, senza alcun sostrato psicologico, etc. Agli uomini viene detto di non prendersela se si sentono indignati, devono essere ironici, il che significa che la loro indignazione è un sentimento sbagliato che non devono provare, che non solo sono ritratti come idioti ma devono anche goderne.
    Provate a immaginare libri come “Lui!” di Natalia Aspesi cambiato e rivolto alle donne. Quanti libri ci sono in commercio come “Lui!”? E quanti dello stesso tenore, con gli stessi messaggi ma sulle donne?
    Ciò dovrebbe far riflettere anche sulla capacità delle donne di essere “autoironiche” (come si impone a noi uomini) e di “mettersi in discussione” o “mettersi in gioco”.

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