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	<title>Donne Pensanti &#187; News</title>
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	<description>Resistenza Attiva 2.0 / website</description>
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		<title>Il caso Barbara Contini: le donne parlano solo per invidia di altre donne?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 07:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggere questo articolo di Italia chiama Italia (quotidiano on line degli italiani all&#8217;estero) apre a un vastissimo numero di riflessioni.  Potrebbe essere usato come esercizio di stile critico e non nascondo che forse sarà così. Il fatto: Barbara Contini &#8211; senatrice Pdl &#8211; rilascia un&#8217;intervista a KlausCondicio in cui afferma che: &#8220;Nel PdL, non vedo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/08/tacchi_spillo160_logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-487" title="tacchi_spillo160_logo" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/08/tacchi_spillo160_logo-150x150.jpg" alt="tacchi_spillo160_logo" width="150" height="150" /></a>Leggere questo articolo di <a href="http://www.italiachiamaitalia.net/news/124/ARTICLE/23026/2010-08-23.html">Italia chiama Italia</a> (quotidiano <em>on line</em> degli italiani all&#8217;estero) apre a un vastissimo numero di riflessioni.  Potrebbe essere usato come esercizio di stile critico e non nascondo che forse sarà così.</p>
<p><strong>Il fatto:</strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_Contini">Barbara Contini</a> &#8211; senatrice Pdl &#8211; rilascia un&#8217;intervista a <a href="http://www.youtube.com/user/klauscondicio">KlausCondicio</a> in cui afferma che:</p>
<p>&#8220;Nel PdL, non vedo donne che possano confrontarsi con il Presidente in modo franco e dialettico, in modo diretto. Nel Pdl non amano le donne forti, in gamba, le donne con idee. Ne hanno paura. E questo è colpa di uomini piccoli&#8221; e che &#8220;Oltre a un declino del peso internazionale dell&#8217;Italia, dobbiamo purtroppo registrare un decadimento del nostro sistema paese certificato anche da tutte le recenti statistiche, alle quali, per gravi responsabilità politiche, non è stato posto freno. Il nostro processo di decadimento è grave, siamo obsoleti, vecchi e con forti necessità di integrazione, ma non siamo stati in grado di reagire. Siamo un Paese pieno di problemi ma anche di enormi potenzialità e risorse. A differenza della Germania o della Spagna, però, non siamo stati in grado di utilizzare a pieno le nostre risorse. In politica hanno prevalso logiche individualistiche, invidia, meschinità, ed ecco i risultati&#8221;</p>
<p><strong>Le reazioni politiche:</strong></p>
<p>Le donne del Pdl ovviamente si indignano. Si sentono offese nel personale. Non hanno alcuna intenzione di andare oltre il personalismo e guardare al sugo di dichiarazioni che vanno ben oltre il loro partito. Fanno QUADRATO attorno a quegli uomini che le hanno scelte, candidate, volute fortemente in Parlamento. Alcune di loro rilasciano dichiarazioni strettamente politiche, rivendicando la propria preparazione e professionalità, altre usano il modello che io chiamo &#8220;Uomini e donne&#8221;, per parafrasare la famosa trasmissione della De Filippi, giocata sulla dinamica dell&#8217;umiliazione reciproca e del chi urla più forte.</p>
<p>Daniela Santanché dice che &#8220;i tacchi logorano chi non ce li ha&#8221; e ancora che ci vuole <strong>equilibrio e coraggio</strong> per portarli e che &#8220;L’atteggiamento della senatrice Contini è il frutto, sostiene il sottosegretario, di ”un po’ di invidia, di gelosia ma anche di stupidità&#8221;.&#8221;</p>
<p>Ma ora passiamo all&#8217;articolista. Tale Gabriele Polizzi.</p>
<p>L&#8217;articolo si apre in questo modo:</p>
<blockquote><p><strong>Barbara Contini, senatrice del Popolo della Libertà alla sua prima legislatura, probabilmente avrebbe fatto meglio a stare zitta</strong>. O almeno, a non cercare di assomigliare così tanto a quelle donne dell&#8217;opposizione &#8211; vedi Rosi Bindi, ad esempio &#8211; che proprio non riescono a mandar giù il fatto di essere un po&#8217; &#8220;bruttine&#8221;, per usare un eufemismo, e quindi invidiano le loro colleghe, quelle belle, alte e con le curve al posto giusto; e che possono permettersi di indossare un bel paio di tacchi a spillo senza provocare grasse risate in chi le guarda.</p></blockquote>
<p>NON RIESCONO A MANDARE GIU&#8217; IL FATTO DI ESSERE BRUTTINE</p>
<p>INVIDIANO LE COLLEGHE CON LE CURVE AL POSTO GIUSTO</p>
<p>E si chiude così:</p>
<blockquote><p>Quanti manifesti ha attaccato la signora Contini, quanti gazebo ha montato, quanti volantini ha distribuito, quanti comizi ha tenuto, quante delibere ha scritto, quante piazze ha affrontato e convinto, quanti voti prende?”, ha spiegato Corsaro. Domande retoriche, naturalmente: Barbara Contini non ha mai fatto nulla di tutto questo. &#8220;È proprio vero che in politica le peggiori nemiche delle donne sono alcune donne, quelle che vengono catapultate in politica senza alcuna formazione &#8211; conclude Corsaro -. Torni a fare il suo mestiere originario questa signora, era più apprezzata e soprattutto si teneva lontana dall&#8217;Italia&#8221;. Amen.</p></blockquote>
<p>Noi non possiamo che offrire tutta la nostra solidarietà alla Senatrice Contini. Come persone e donne. Perché fino a quando ogni <strong>affermazione femminile critica</strong> verrà filtrata attraverso l&#8217;aspetto fisico di chi la dice, smontando discorsi sensatissimi e che richiedono solo un confronto puntando tutto sull&#8217;etica del tacco a spillo</p>
<p>siamo ben lungi dal considerarci un Paese civile.</p>
<p>L&#8217;articolo è da leggere. Davvero.</p>
<p>Per inciso, ci piacerebbe ricordare all&#8217;articolista come è andata la vicenda <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosy_Bindi">Bindi</a>:  fu Berlusconi &#8211; il 7/10/2009 a tentare di sminuirla attaccandosi al suo aspetto fisico con una battuta degna di un cabarettista (forse parte di un antico repertorio?) «Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente»  e lei rispose in un modo che tutto fa pensare, tranne che a qualche invidia:</p>
<blockquote><p>Non sono una donna a sua disposizione e ritengo molto gravi le sue affermazioni</p></blockquote>
<p>Mi pare che una risposta di questo genere presupponga un <strong>uscire dalle logiche del sistema che l&#8217;ha provocata che tutto fa pensare, tranne che si tratti di invidia.</strong></p>
<p>Ma come spesso accade, prevale lo stereotipo, ovvero se una donna ha il coraggio di affermare idee contrarie alla maggioranza lo fa</p>
<p><strong>per invidia della bellezza altrui</strong></p>
<p>Perché noi donne, in televisione come in politica abbiamo un&#8217;unica libertà: sminuire le altre per prevalere. Ma se siamo brutte dobbiamo tacere.</p>
<p>Su friendfeed:<br />
<iframe src="http://friendfeed.com/panzallaria/26e8c103/se-una-parlamentare-del-pdl-dice-che-le-curve?embed=1" frameborder="0" height="600" width="400" style="border:1px solid #aaa"></iframe></p>
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		<title>L&#8217;importanza delle parole dei Media</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 13:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne e...]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi mesi estivi, durante i quali si sono consumati numerosi omicidi di donne da parte di familiari, conviventi, ex mariti, ex amanti o corteggiatori, oltre al giusto sdegno e alla riflessione sull&#8217;importanza di promuovere un&#8217;etica diffusa del rispetto reciproco per contrastare il fenomeno cercando di comprenderne le cause sociali oltre a quelle personali, mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_480" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/08/il-conforto-delle-parole-scritte.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-480" title="Il conforto delle parole scritte - Immagine presa da http://www.etnografia.it/" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/08/il-conforto-delle-parole-scritte-150x150.jpg" alt="Immagine presa da http://www.etnografia.it/" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine presa da http://www.etnografia.it/</p></div>
<p>In questi mesi estivi, durante i quali <strong>si sono consumati numerosi omicidi di donne</strong> da parte di familiari, conviventi, ex mariti, ex amanti o corteggiatori, oltre al giusto sdegno e alla riflessione sull&#8217;importanza di promuovere <a href="http://www.donnepensanti.net/2010/07/io-promuovo-il-rispetto-appello-contro-i-femminicidi/">un&#8217;etica diffusa del rispetto reciproco</a> per contrastare il fenomeno cercando di comprenderne le cause sociali oltre a quelle personali, mi è capitato di interrogarmi spesso sul <strong>ruolo del linguaggio</strong>.</p>
<p>Ho letto sempre con grande attenzione gli articoli dei giornali, le cronache di questi eventi e via via che scorrevo pagine, storie, resoconti più o meno dettagliati, mi rendevo conto che in molti casi a questi fenomeni di violenza venivano associati termini che stonavano, che giustificavano, che in qualche modo straniavano dalla realtà quotidiana l&#8217;evento o l&#8217;assassino e che isolavano il fatto, come se si trattasse di un unicum di grande eccezionalità.</p>
<p>In molti, durante il mese di luglio hanno sottolineato come <a href="http://unionedonne.altervista.org/index.php/iniziative/hanno-scritto/286-non-chiamiamoli-delitti-passionali.html">sia importante non chiamare questi omicidi delitti passionali</a>, perché di passionale e amoroso non hanno nulla, ma secondo me c&#8217;è anche dell&#8217;altro.</p>
<p>Il 29 luglio sono nelle Marche dove il giorno precedente <a href="http://mirabilissimo100.wordpress.com/2010/07/29/claudio-alberto-sopranzi-si-consegna-dopo-aver-ferito-la-sua-ex-ed-ucciso-madre-e-sorella-della-sua-ex/">Claudio Alberto Sopranzi</a>, guardiano del campeggio dove ho trascorso numerose estati della mia adolescenza, ha ucciso la madre e la sorella della donna che l&#8217;ha lasciato &#8211;  davanti ai figli di questa &#8211; e lo ha fatto con una Berretta in suo possesso, andando a casa delle donne.</p>
<p>Dopo averle uccise è scappato, si è liberato del cellulare e della pistola e ha girato per lungo tempo per i campi.</p>
<p>Il <a href="http://www.corriereadriatico.it/articolo.php?id=112647">Corriere Adriatico</a> nell&#8217;edizione cartacea del 29 luglio, in una serie di articoli dedicati al fatto scrive:</p>
<blockquote><p>Strage per amore, uccise due donne</p></blockquote>
<p>titolando a prima pagina.</p>
<blockquote><p>Lite e minacce prima dell&#8217;esplosione di follia</p></blockquote>
<p>è il titolo di un secondo articolo</p>
<p>Si parla anche di &#8220;Trance&#8221; e &#8220;Raptus omicida&#8221;.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;assassino, una volta arrestato, a dire che non sa cosa ha fatto, che pensava di essere al <a href="http://www.corriereadriatico.it/articolo.php?id=113027">poligono di tiro</a>.</p>
<p>In questo caso, per fortuna, gli inquirenti non credono al raptus (l&#8217;uomo si è liberato del cellulare subito dopo l&#8217;omicidio, procurandosene uno nuovo e tentando di fuggire) ma il lessico, il lessico giornalistico inganna.</p>
<p>Ora. Definiamo Trance. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trance_(psicologia)">Wikipedia</a> scrive:</p>
<blockquote><p>Tra i comportamenti caratteristici si osserva l&#8217;aquiescenza acritica al comando con agiti consapevolmente o inconsapevolmente indipendenti dalla volontà con o senza perdita della memoria di circostanza.</p></blockquote>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raptus">raptus</a> è invece:</p>
<blockquote><p>un improvviso impulso di forte intensità che può portare ad uno <a style="text-decoration: none; color: #0645ad; background-image: none; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;" title="Ansia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ansia">stato ansioso</a> e/o alla momentanea perdita della capacità di intendere e di volere.</p></blockquote>
<p>Siamo proprio sicuri che un uomo che utilizza schede telefoniche &#8220;pulite&#8221; e tenta la fuga in macchina sia in trance o sotto l&#8217;effetto di un raptus? E&#8217; davvero follia, intesa come incapacità di intendere e volere?</p>
<p>Ovviamente il caso di cui sto parlando è solo un esempio, uno dei tanti esempi di come questo genere di eventi vengono narrati.</p>
<p>La <strong>narrazione</strong> è importante perché <strong>delinea l&#8217;immaginario</strong> del lettore. Parlare di follia, <em>raptus, trance</em> è già un punto di vista.</p>
<p>I giornali, le televisioni, i media contribuiscono &#8211; e non solo sulla questione di genere &#8211; a promuovere immaginari e nelle scelte dei Palinsesti e delle prime pagine c&#8217;è già un messaggio.</p>
<p>Il mezzo è anche un messaggio e in questo caso i<strong>l mezzo linguistico è portatore di significato</strong>.</p>
<p>In questo periodo estivo, così tragicamente costellato di <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_agosto_6/pugile-passante-aggressione-milano-1703532590251.shtml">delitti contro le donne</a>, ho davvero riflettuto sull&#8217;importanza della comunicazione per innescare un cambiamento.</p>
<p>Quando i giornali, le televisioni, i Media cominceranno a parlare e riflettere sulla questione e a farlo in un modo interrogativo e non scontato, senza usare formule obsolete o tranquillizzanti, allora il problema verrà percepito come tale a livello generale.</p>
<p>La rivoluzione culturale &#8211; su tutti i fronti &#8211; in Italia deve partire da <strong>giornalisti coraggiosi</strong>. Deve passare dalle redazioni e dall&#8217;Informazione.</p>
<p>La rivoluzione culturale, la resistenza al livellamento verso il basso  deve attraversare il linguaggio, portare <strong>parole che abbiano peso specifico</strong>.</p>
<p>E&#8217; fondamentale.</p>
<p>Forse per questo applaudo al fatto che &#8211; seppur in seconda serata e non sulla rete ammiraglia -<a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=3368"> domani sera andrà in onda sulla Rai</a> il documentario <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89">Il corpo delle donne</a>. Non è molto, se non seguiranno atti altrettanto significativi, ma è già qualcosa.</p>
<p>Per questo ho accolto con entusiasmo l&#8217;approfondimento de l&#8217;Unità di una decina di giorni fa sulla questione femminile e sono fermamente convinta che ci sia un gran bisogno di <strong>parole nuove</strong> che parlino di questi problemi.</p>
<p>Parole che trovino nuova forza e sappiano <strong>mettere in discussione più che definire</strong>.</p>
<p>Perchè le <em><strong>de-finizioni</strong></em>, lo dice la parola stessa, <strong>concludono</strong>, mentre noi siamo solo all&#8217;inizio di quella che deve essere <strong>una nuova via verso il rispetto</strong>.</p>
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		<title>Il decalogo di Faith</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver letto questa terribile storia che riguarda una donna nigeriana che viveva a Bologna, ci è sembrato responsabile prendere posizione pubblicamente. Valerie Donati, socio fondatore di Donne Pensanti ha elaborato un testo che sintetizza il nostro punto di vista e che invieremo alla Questura di Bologna, indirizzandola al Questore Dr. Luigi Merolla: urp.quest.bo@pecps.poliziadistato.it , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/mano-che-scrive.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-462" title="mano-che-scrive" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/mano-che-scrive.jpg" alt="mano-che-scrive" width="250" height="155" /></a>Dopo aver letto <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/07/21/news/nigeriana_arrestata-5737373/ ">questa terribile storia</a> che riguarda una donna nigeriana che viveva a Bologna, ci è sembrato responsabile prendere posizione pubblicamente.</div>
<div>Valerie Donati, socio fondatore di Donne Pensanti ha elaborato un testo che sintetizza il nostro punto di vista e che invieremo alla <strong>Questura di Bologna</strong>, indirizzandola al Questore <strong>Dr. Luigi Merolla</strong>: <a href="mailto:urp.quest.bo@pecps.poliziadistato.it">urp.quest.bo@pecps.poliziadistato.it</a> , <strong>all&#8217;Urp del Comune di Bologna</strong> <a style="text-decoration: none; color: #151dc6; font-size: 1em;" href="mailto:Urp@comune.bologna.it">Urp@comune.bologna.it</a> per conoscenza agli organi di stampa locali.</div>
<div>Vi invitiamo a dare ampia diffusione alla notizia e se lo condividete, a pubblicare questo testo. Potete sottoscriverlo con un commento e se pensate che sia opportuno, vi invito a vostra volta a scrivere una lettera alla Questura di Bologna.  Se qualcuno è a conoscenza di iniziative per aiutare questa persona, vi preghiamo di condividerle con noi per poter fare RETE.  Il tempo stringe.</div>
<div>Speriamo che ci sia la volontà di intercedere per questa donna.</div>
<blockquote>
<div><strong>Il decalogo</strong></div>
<ul>
<li> Faith ha 23 anni e quattro anni fa  ha ucciso un potente connazionale, per difendersi dai suoi tentativi di violenza sessuale.</li>
<li> E’ stata condannata a morte nel suo paese (che non contempla per le donne l’attenuante della legittima difesa).</li>
<li>E’ scappata dal paese che la vuole morta.</li>
<li>Si è rifugiata a Bologna credendo di essere al sicuro.</li>
<li>Hanno tentato di violentarla nuovamente.</li>
<li>Ha denunciato il suo aggressore.</li>
<li>E’ stata fermata dalla Questura.</li>
<li> E’ stata rimpatriata nel suo paese.</li>
<li> In questo momento forse è già stata impiccata.</li>
<p>E’ l’elenco puntato che riassume <strong>la vita di una donna di soli 23 anni</strong>. Dieci punti che pesano come se fossero 10.000 E’ difficile seguire i dedali della Giustizia ma ancora più difficile comprenderne il disegno quando proprio questa si trasforma in Ingiustizia. La costituenda Associazione <strong>Donne Pensanti</strong>, che <strong>ha sede proprio a Bologna</strong>, la città <strong>nella quale Faith aveva scelto di cercare rifugio</strong>, quella stessa città che ha deciso di rimpatriarla nonostante una condanna a morte, chiede al Comune di Bologna di considerare la gravità del provvedimento di espulsione ordinato per Faith Aiworo. Il provvedimento, che equivale ad una sentenza esecutiva di messa a morte di una donna che scappava per sopravvivere non colpisce solo Faith.</p>
<p><strong>Apre, infatti, un pericoloso precedente che intimidirà e zittirà tutte quelle donne che in situazione di irregolarità, volessero denunciare una violenza subita nel nostro paese, nella nostra città. </strong>Come cittadine, come Associazione, come donne esprimiamo il nostro sconcerto davanti alla decisione presa dalle autorità competenti in materia nel comune di Bologna. Esistono casi in cui la <strong>Giustizia</strong>, quella che ancora si chiama tale perché difende i diritti umani, deve saper ponderare, prendere tempo, valutare il singolo caso cercando la via che difende prima di tutto i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Esistono casi di <strong>In-Giustizia</strong> in cui i provvedimenti vengono applicati perentoriamente, ciecamente, irrevocabilmente.</p>
<p><strong>Donne Pensanti è dalla parte della Giustizia.</strong></ul>
</blockquote>
<h3><strong>Notizia dell&#8217;ultima ora (venerdì 23/7/2010): mi ha scritto l&#8217;ufficio di gabinetto della Polizia di stato: <a href="http://www.donnepensanti.net/2010/07/in-risposta-al-decalogo-di-faith-mi-scrive-lufficio-di-gabinetto-della-polizia-di-stato/">http://www.donnepensanti.net/2010/07/in-risposta-al-decalogo-di-faith-mi-scrive-lufficio-di-gabinetto-della-polizia-di-stato/</a></strong></h3>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>44</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Straniamenti. Come lo sguardo dell’altro può aiutarci a smantellare gli stereotipi sessisti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 12:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Silvia Cavalieri Partecipare alla tavola rotonda sulla decostruzione degli stereotipi di genere in una prospettiva transculturale, organizzata all’interno dei Mondiali Antirazzisti di Casalecchio di Reno, mi ha stimolato una serie di riflessioni che vorrei condividere qui con voi. Sono partita da questa domanda: in che modo una prospettiva transculturale – allargata, cioè, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un articolo di Silvia Cavalieri</em></p>
<p>Partecipare alla tavola rotonda sulla decostruzione degli stereotipi di genere in una prospettiva transculturale, organizzata all’interno dei Mondiali Antirazzisti di Casalecchio di Reno, mi ha stimolato una serie di riflessioni che vorrei condividere qui con voi.</p>
<p>Sono partita da questa domanda: <strong>in che modo una prospettiva transculturale – allargata, cioè, da sguardi altri – può contribuire a quello smontaggio degli stereotipi di genere univoci e riduttivi che è l’istanza di fondo da cui ha preso vita Donne Pensanti?</strong></p>
<p>Le rare volte che sono intervenute, sulle nostre pagine, donne straniere o donne italiane che hanno vissuto a lungo in paesi lontani dal nostro, non solo geograficamente, ho avvertito nelle loro parole il sapore di una diversità illuminante, in grado di darci spunti determinanti per questo percorso di riscrittura delle identità femminili socialmente condivise che stiamo tentando di tracciare.</p>
<p>Il concetto di stereotipo viene introdotto nelle scienze sociali negli anni Venti da Walter Lippmann, un giornalista politico che studiava come si forma l’opinione pubblica. Nella stampa tipografica, lo stereotipo è una matrice cartacea copiata da una matrice in lega: una copia immodificabile che genera copie identiche a se stessa. Da qui l’idea di fissità che è legata al concetto di stereotipo anche in ambito sociale.</p>
<p>Mi pare che questa rigidità possa essere incrinata da testimonianze di vissuti che sappiano defamiliarizzarci rispetto alla nostra cultura, sfidandoci a venir meno ai nostri punti fermi, decentrandoci rispetto a quelle certezze che diamo per assodate. In un libro molto bello che il postino mi ha catapultato in cortile pochi giorni fa, <em>Sette vite come i gatti – Generazioni, pensieri e storie di donne nel contemporaneo</em>, Barbara Mapelli cita un brano di Fatema Mernissi, che mi pare emblematico proprio in questo senso:</p>
<blockquote><p>Fu in un grande magazzino americano, nel corso di un fallimentare tentativo di comprarmi una gonna di cotone, che mi sentii dire che i miei fianchi erano troppo larghi per la taglia 42. Ebbi allora la penosa occasione di sperimentare come l’immagine di bellezza dell’Occidente possa ferire fisicamente una donna, e umiliarla […] ‘Lei è troppo grossa’ mi disse. ‘Troppo grossa rispetto a cosa?’, le chiesi guardandola attentamente, perché mi accorsi di trovarmi di fronte a un serio divario culturale. ‘Rispetto alla taglia 42’, mi giunse la risposta della commessa. La sua voce aveva il taglio netto tipico di coloro che danno man forte alla legge religiosa. ‘Le taglie 40 e 42 sono la norma […]. Le sue parole erano così semplici e la minaccia che implicavano suonava così crudele, che mi resi conto per la prima volta che la taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano. (Fatema Mernissi, L’harem e l’Occidente, Firenze, Giunti, 2000, pp. 170-173)</p></blockquote>
<p>Quella che ci viene rilanciata in queste poche righe è un’immagine straniata di ciò che per noi si è fatto normalità e che agli occhi della scrittrice marocchina è, invece, una sottile e pervasiva forma di schiavitù, a cui noi donne occidentali per lo più ci assoggettiamo senza batter ciglio o che, in ogni caso, condiziona in maniera decisiva i nostri parametri su ciò che sia bello e adeguato: Non è raro, commenta Mapelli, che le donne di cultura musulmana individuino in maniera estremamente lucida “le trappole dell’emancipazione” così come tentiamo di metterla in pratica in Occidente, senza che questo gli impedisca di essere consapevoli delle forme di subordinazione a cui loro stesse sono spesso condannate. Tertium datur, finalmente: esistono molte strade per liberarsi. Il pluriverso femminile spalanca possibilità inattese: l’incontro con l’altra e con l’altro favorisce quell’irruzione dell’imprevisto capace di allargare i nostri orizzonti e farci immaginare soluzioni inattese.</p>
<p>Mi chiedo se sia possibile creare uno spazio di confronto, anche conflittuale se necessario, in cui formulare strategie di resistenza e di ricerca comuni con donne e uomini provenienti da mondi lontani, mondi che sono ormai dentro al nostro e che ci mettono davanti agli occhi non solo l’alterità in cui siamo immersi ma anche quella sommersa da qualche parte dentro di noi. Una sorta di frontiera nei termini in cui la descrive Boaventura de Sousa Santos: il luogo dove vivono soggettività emergenti, che aspirano a nuove forme di sociabilità e avvertono il potenziale emancipatorio che pervade questo territorio in bilico, in cui trasformare il mondo è diventata una questione personale.</p>
<p>Tentare di andare oltre il nostro etnocentrismo, ascoltando quel che hanno da raccontarci di noi sguardi necessariamente più distanziati del nostro, credo possa darci un contributo importante proprio nel depotenziare quegli stereotipi che ci assediano, di cui siamo vittime e, spesso, portatrici (più o meno sane).</p>
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		<title>Trova le differenze</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è un gioco di quelli che si trovano sui giornaletti di quiz estivi. Purtroppo no. Ma ovunque &#8211; ogni giorno &#8211; in maniera legalizzata o meno, esistono persone che tolgono la vita ad altre persone. Spesso perché vengono considerate OGGETTI, COSE. Di poco conto. Personali. Da annientare quando non sono più tue. La maggior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_426" class="wp-caption alignleft" style="width: 224px"><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/violenza-donne.jpg"><img class="size-medium wp-image-426" title="violenza donne" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/violenza-donne-214x300.jpg" alt="violenza donne" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di http://www.aiellocalabro.net/</p></div>
<p>Non è un gioco di quelli che si trovano sui giornaletti di quiz estivi. Purtroppo no. Ma ovunque &#8211; ogni giorno &#8211; in maniera legalizzata o meno, esistono persone che tolgono la vita ad altre persone.<br />
Spesso perché vengono considerate OGGETTI, COSE. Di poco conto. Personali. Da annientare quando non sono più tue.</p>
<p>La maggior parte delle volte queste persone a cui viene tolta la vita &#8211; ree di non essersi volute sottomettere alla legge della cosa privata &#8211; sono DONNE.</p>
<p>Succede nel fanatico Oriente e succede nell&#8217; &#8220;evoluto&#8221; Occidente.</p>
<p>Accanto a noi.</p>
<h3>Iran, il mondo si mobilita per Sakineh rinviata la condanna alla lapidazione</h3>
<blockquote><p>UNA donna, ancora una volta una donna, riesce a mettere drammaticamente a nudo le paurose contraddizioni del regime iraniano. Lei si chiama Sakineh Mohammadi Ashtiani, è una madre di 42 anni, in carcere perché accusata di adulterio. Un tribunale islamico l&#8217;ha condannata nel 2006 alla pena di morte. Nel 2007 la Corte suprema iraniana ha confermato la condanna alla lapidazione, il supplizio previsto per le adultere. Un tipo di pena che in passato è già stato applicato molte volte ma che nel caso di Sakineh ha scatenato una mobilitazione internazionale senza precedenti. Vacillano le certezze della parte più militante del regime iraniano, mentre l&#8217;ala più moderna dell&#8217;apparato e della politica a Teheran si impegnano nelle proteste. (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/12/news/iran-5526527/?ref=HREC1-4">continua</a>)</p></blockquote>
<h3>OMICIDIO-SUICIDIO A MESTRE<br />
Trentunenne trucida l’ex ragazza di 16 anni e poi si spara. Aveva il porto d&#8217;armi</h3>
<blockquote><p>Aveva quasi la metà dei suoi anni. Ma tanto non è bastato a Fabio Riccato, 30 anni, per risparmiare la vita a Eleonora Noventa, 16 anni appena, «colpevole» di averlo lasciato sabato sera, dopo una storia di 8 mesi. Una notte probabilmente insonne, per lui. Una notte che genera mostri: la tragica decisione di far fuori lei e farla finita lui.</p>
<p>La tragedia avviene a poche centinaia di metri dalle abitazioni di entrambi. Eleonora, studentessa all’istituto Gramsci della Gazzera, vuole dimenticare la sera precedente. Sale in bicicletta per andare a trovare i nonni, alla Gazzera. Da via Asseggiano 195, dove i suoi hanno comprato un appartamento tre anni fa, attraversa i binari. Sulla destra c’è via Frescobaldi, una stradina bianca che costeggia la ferrovia: al civico 8 abita Fabio Riccato, il suo ex fidanzato, laureatosi in Scienze naturali con 110 e lode all’Università di Ferrara il 26 giugno scorso. (<a href="http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/mestre-nuovo-omicidio-passionale:-30enne-uccide-a-colpi-di-pistola-unadolescente-e-si-suicida/2158597?ref=HREC1-8">continua</a>)</p></blockquote>
<p>Il dibattito anche su FriendFeed:<br />
<iframe src="http://friendfeed.com/panzallaria/9e1a665b/quiz-estivo-cosa-accomuna-di-piu-le-donne?embed=1" frameborder="0" height="600" width="400" style="border:1px solid #aaa"></iframe></p>
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		<title>Il fatto quotidiano e Fini: sviluppi e presa di posizione della testata</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un post dedicato alla vicenda &#8220;Massimo Fini&#8221; e alla misogenia di alcuni articoli da lui firmati e apparsi sulla versione on line de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221;. Gli articoli in particolare sono: Due al prezzo di uno Donne, guaio senza soluzione A moltissime persone sono sembrati entrambi articoli molto gravi perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/fatto-quotidiano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-419" title="fatto quotidiano" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/fatto-quotidiano.jpg" alt="fatto quotidiano" width="200" height="150" /></a>Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un <a href="http://www.donnepensanti.net/2010/06/larticolo-di-massimo-fini-sul-blog-de-il-fatto-quotidiano/">post dedicato</a> alla vicenda &#8220;Massimo Fini&#8221; e alla misogenia di alcuni articoli da lui firmati e apparsi sulla versione on line de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221;.</p>
<p>Gli articoli in particolare sono:</p>
<ul>
<li><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2501059&amp;yy=2010&amp;mm=06&amp;dd=19&amp;title=due_al_prezzo_di_uno">Due al prezzo di uno</a></li>
<li><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2462978&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=27&amp;title=donne_guaio_senza_soluzione">Donne, guaio senza soluzione</a></li>
</ul>
<p>A moltissime persone sono sembrati entrambi articoli molto gravi perché non circoscritti ma generalisti, che puntano il dito contro il genere femminile, tracciandone uno stereotipo non condivisibile.</p>
<p>Massimo Fini è certamente libero di esprimere il proprio pensiero ma quando a farlo è un giornalista che ha quindi un ruolo pubblico e lo fa sul sito di un quotidiano che dovrebbe farsi portatore di idee progressiste, quello che scrive è responsabilità di chi lo pubblica.</p>
<p>Giorgia Vezzoli ha quindi <a href="http://vitadastreghe.blogspot.com/2010/06/lo-sfogo-quotidiano.html">scritto una lettera</a> (datata 23 giugno) sottoscritta da moltissime persone, me compresa e inviata al quotidiano.</p>
<p>Ecco il punto centrale:</p>
<blockquote><p>Che cosa c&#8217;entrano, allora, gli articoli di Fini sulle donne con Il Fatto quotidiano? Niente, mi dico. Però sul Fatto, come ci ricorda Gomez, vige la libertà d&#8217;espressione, come se il problema fosse una questione di censura e non di linea editoriale di una testata. Nessuno impedisce a Massimo Fini di esprimere in Rete la sua opinione, sebbene a mio avviso lesiva della dignità di alcune persone, ma qui non si parla della “Rete” in generale. Qui si parla di uno spazio preciso e circoscritto del Web, ovvero del sito di una testata con una sua direzione ed una sua redazione, dove gli articoli vengono scelti e dove una discriminazione, per forza di cose, è già in atto: si chiama selezione dei contenuti. Perché Il Fatto dovrebbe essere un quotidiano on line e non un &#8220;aggregatore spontaneo di post&#8221;.</p></blockquote>
<p>Finalmente in data 4 luglio la<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/04/lettera-contro-fini/36407/"> pubblicazione della lettera</a> sul Fatto e il commento di Gomez in calce (che riporto qui):</p>
<blockquote><p>La linea del Fatto sulle donne è chiara ed è testimoniata da decine di articoli. Ma pensiamo che il contestato pezzo di Massimo Fini – grande giornalista, grande scrittore e persona onesta con la quale in questo caso non concordiamo per nulla – si sia rivelato un’occasione preziosa per discutere di un tema importante: la condizione femminile. Un tema che in Italia viene accuratamente evitato.</p>
<p>Purtroppo non è vero, infatti, che le opinioni di Fini sulle donne siano un esclusivo patrimonio “di una certa frangia del pensiero reazionario di destra”. Sono invece trasversali a una parte importante e numerosa del mondo maschile. E, come dimostra la  cronaca politica, non sono nemmeno estranee , come dovrebbero, a tutte le donne. Solo che a differenza del razzismo che viene ormai apertamente sbandierato da alcuni partiti, queste cose vengono pensate, praticate e teorizzate, ma non vengono dette. Anche per questo si discute così poco della questione.</p>
<p>Massimo Fini è insomma “politicamente scorretto”. Ma vale sempre la pena di leggerlo per ribellarsi e dirgli fatti alla mano che ha sbagliato.<br />
Nelle prossime settimane, come è in programma da tempo, apriremo un blog  dedicato  alla battaglia per la dignità femminile e per il rispetto dei generi. Sarà uno dei molti blog che intendiamo creare per dare una visione d’insieme della politica, dell’economia e della società italiana. Tutte questioni in cui le donne giocano un ruolo centrale, ma dalle quali vengono troppo spesso escluse.</p></blockquote>
<p>Personalmente trovo le giustificazioni di Gomez molto labili: un grande giornalista dovrebbe scrivere con responsabilità e un editore dovrebbe vagliare attentamente ciò che fa pubblicare ai suoi giornalisti, perché ciò che loro scrivono è lo specchio di quello che la testata pensa. Inoltre, le donne non sono una specie da proteggere attraverso l&#8217;istituzione di blog ad hoc, dovrebbero essere RISPETTATE in quanto PERSONE all&#8217;interno del giornale stesso, non in luoghi &#8220;speciali&#8221; dove gli intellettuali misogini non possano entrare.</p>
<p>Francamente mi sembra si sia voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte senza condannare invece fermamente dichiarazioni forti, precise e fortemente offensive e svilenti.</p>
<p>Cito solo &#8211; per fornire un esempio &#8211; un breve pezzo del mirabile: <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2462978&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=27&amp;title=donne_guaio_senza_soluzione">Donne guaio senza soluzione</a>, articolo dei due che ha mosso l&#8217;opinione pubblica:</p>
<blockquote><p>Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli.</p></blockquote>
<p>Vi invito a leggerlo tutto, per non formarvi un&#8217;idea solo su una frase decontestualizzata.</p>
<p>Ho subito pensato all&#8217;<em>incipit</em> di una prefazione della femminista francese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simone_de_Beauvoir">Simone de Beauvoir</a> scritta nel lontano 1973:</p>
<blockquote><p>Un individuo che in presenza di testimoni ne chiami un altro &#8220;sporco negro&#8221;, o che faccia stampare frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei e degli arabi, può essere processato e sarà condannato dai tribunali per &#8220;ingiurie razziali&#8221;. Ma se un uomo grida pubblicamente a una donna &#8220;puttana&#8221; e nei suoi scritti accusa LA DONNA di essere perfida, sciocca, volubile, ritardata mentale, di comportarsi da isterica, non corre alcun rischio. </p>
<p>Simone de Beauvoir &#8211; prefazione alla rubrica <em>Le sexisme ordinaire</em>, &#8220;Le temps modernes&#8221; n 329, dicembre 1973</p></blockquote>
<p>I commenti al post che pubblica la lettera di Giorgia si moltiplicano di ora in ora e &#8211; leggendoli &#8211; c&#8217;è molto materiale su cui riflettere. Una parte dei commentatori (me compresa) sostiene che non è stata presa una posizione precisa ed è d&#8217;accordo sul non acquistare più &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; che ha chiarito A FATTI qual&#8217;è la sua politica in merito alla questione femminile, derubricata a questione di serie B.</p>
<p>Certo, l&#8217;attacco al Premier sembra prioritario, ma siamo sicuri che il problema vero non sia il berlusconismo della società &#8211; anche quello trasversale &#8211; piuttosto che la persona che prima o poi lascierà il posto ad altri?</p>
<p>Una parte dei lettori sostiene che è gravissimo dare contro a Massimo Fini e che dire che non compreremo più il giornale equivale a invocare una censura che in tempi di ddl sulle intercettazioni ci mette alla stregua dei più feroci sostenitori del Governo.</p>
<p><span style="font-size: small;">Una parte dei lettori (per la maggioranza donne) non si sente affatto offesa da Fini e trova invece che sia arguto e provocatorio.</span></p>
<p>E&#8217; davvero un esperimento interessante, a livello sociale e sociologico, leggere i commenti.  Si scambia con sacrosanto diritto di un intellettuale la libertà di scrivere articoli misogini e sessisti e che non attaccano una persona ma un intero genere. Si invoca alla censura laddove persone dotate di senso di responsabilità personale ritengono opportuno non acquistare più un giornale perché pubblica articoli di questo genere.</p>
<ul>
<li>Ma la libertà personale non finisce laddove lede quella degli altri?</li>
<li>Chi sono e chi dovrebbero essere gli intellettuali, oggi, in Italia?</li>
</ul>
<p>Io non ci sto. E credo che questa vicenda, i commenti dei lettori e l&#8217;atteggiamento de Il fatto siano elementi su cui riflettere e da cui dobbiamo partire.</p>
<p>Chiudo con una considerazione trovata nel libro <em>Ma le donne no: vivere nel paese più maschilista d&#8217;Europa</em> di Caterina Soffici, ovvero che l&#8217;errore più grande che può fare una democrazia è quello di considerare le donne un pericolo invece che una risorsa.</p>
<p>La discussione anche su friendfeed:<br />
<iframe src="http://friendfeed.com/panzallaria/232a80b7/e-giusto-che-un-giornale-si-proclama?embed=1" frameborder="0" height="600" width="400" style="border:1px solid #aaa"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Parliamo di Donne Pensanti in radio</title>
		<link>http://www.donnepensanti.net/2010/07/parliamo-di-donne-pensanti-in-radio/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 06:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Matteo di Radio Reset è una di quelle persone che nel proprio lavoro ci crede veramente ed è convinto &#8211; come la maggior parte delle persone che frequentano questo sito &#8211; che ogni piccolo gesto, ogni piccola responsabilità personale contribuisca a cambiare positivamente il mondo. Per questo motivo, per la qualità della radio che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.resetradio.net/"><img class="alignleft size-medium wp-image-408" title="transmission" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/07/transmission-263x300.gif" alt="transmission" width="263" height="300" /></a>Matteo di Radio Reset è una di quelle persone che nel proprio lavoro ci crede veramente ed è convinto &#8211; come la maggior parte delle persone che frequentano questo sito &#8211; che ogni piccolo gesto, ogni piccola responsabilità personale contribuisca a cambiare positivamente il mondo.</p>
<p>Per questo motivo, per la qualità della radio che ha fondato, <a href="http://www.resetradio.net/">Radio Reset </a>, mi sono sentita davvero orgogliosa dell&#8217;aver partecipato a questo bel progetto parlando di Donne Pensanti, raccontando ai radio ascoltatori perché è nata l&#8217;idea e come la stiamo coltivando.</p>
<p>Se volete ascoltare l&#8217;intervista integrale, è disponibile da oggi, on line (Radio Reset si ascolta solo on line) <strong>alle 10, alle 12 e alle 17</strong> a questo link:</p>
<p><a href="http://www.resetradio.net/"><strong>http://www.resetradio.net/</strong></a></p>
<p><strong>Successivamente metterò il podcast a disposizione di tutti sul sito.</strong></p>
<p>Per chi volesse leggere l&#8217;articolo correlato: <a href="http://www.resetradio.net/interviste/societa/donne-pensanti-2/">Donne Pensanti, non solo phard e fondoschiena</a></p>
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		<title>E le altre dove sono? Intervista a Anaïs Ginori</title>
		<link>http://www.donnepensanti.net/2010/06/e-le-altre-dove-sono-intervista-a-anais-ginori/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 15:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[‘E le altre dove sono?’ Intervista ad Anaïs Ginori, giornalista di &#8220;Repubblica&#8221; che nel febbraio scorso ha pubblicato il libro-inchiesta Pensare l’ impossibile. Donne che non si arrendono ( Fandango libri). a cura di Eloisa Morra Eloisa Morra è una studentessa di 21 anni, iscritta alla Facoltà di Lettere della Normale di Pisa. Alla passione per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/06/ginori.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-386" title="ginori" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/06/ginori-150x150.jpg" alt="ginori" width="150" height="150" /></a>‘E le altre dove sono?’<br />
Intervista ad <strong>Anaïs Ginori</strong>, giornalista di &#8220;Repubblica&#8221; che nel febbraio scorso ha pubblicato il libro-inchiesta</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788860441430/ginori-anaiuml;s/pensare-impossibile-donne.html">Pensare l’ impossibile. Donne che non si arrendono ( Fandango libri)</a>.</p>
<p>a cura di <strong>Eloisa Morra</strong></p>
<p><em>Eloisa Morra è una studentessa di 21 anni, iscritta alla Facoltà di Lettere della Normale di Pisa. </em></p>
<p><em>Alla passione per l&#8217; arte, la letteratura ed i viaggi unisce quella per il giornalismo.</em></p>
<p><em>L&#8217;appassiona intervistare quelle persone che &#8211; indipendentemente dalla loro professione- cercano di guardare alla realtà da nuove prospettive.</em></p>
<p><strong></strong><br />
<strong>Cara Anaïs, iniziamo dalle tue esperienze lavorative: quali gli aspetti più profondi e curiosi che, guardando a ritroso, ti hanno spinta verso il giornalismo? Devi aver iniziato molto giovane, visti gli articoli e i libri: Pensare l’impossibile è il tuo terzo libro, preceduto da Le parole di Genova ( 2001) e Non calpestate le farfalle (2007). </strong></p>
<p>Da piccola fabbricavo in casa un giornalino con le notizie della mia famiglia e dei miei amici. Poi cercavo anche di venderlo, e i miei genitori, inteneriti, mi davano una paghetta. Insomma, ho capito presto di voler fare questo mestiere, a dire il vero se mi fosse andata male non avrei saputo cos’altro fare. Durante gli studi all’università ho iniziato subito a cercare lavoro. Ho fatto stage in redazioni francesi e italiane, perché sono bilingue e mia madre è francese. Alla fine, sono riuscita a mettere un piede a Repubblica come collaboratrice, ho fatto tutta la trafila, passando per i supplementi, poi l’assunzione alla redazione locale di Firenze. Ogni esperienza è servita.</p>
<p><strong>Per i giovani che oggi vorrebbero iniziare a muovere i primi passi verso la professione di giornalista la strada sembra quanto mai in salita: tirocini che spesso assomigliano a vere corse ad ostacoli, impossibilità di riuscire ad avere i ‘giusti contatti’ per iniziare a lavorare se non si proviene dalle Scuole di Giornalismo, richiesta di una flessibilità di orari e capacità non adeguatamente retribuite. Insomma, l’impressione che si ha dall’ esterno, dai ‘non addetti ai lavori’, è che il giornalismo (almeno in Italia) stia quasi per trasformarsi nella nuova casta. Sei d’accordo con questa analisi impietosa? Quali sono i tuoi consigli per chi adesso vorrebbe iniziare?</strong></p>
<p>Credo che la tua analisi non valga solo per i giornali ma per qualsiasi percorso lavorativo in Italia.</p>
<p>Nei giornali c’è una mancanza di opportunità forse maggiore perché attraversiamo un momento di crisi congiunturale e strutturale. Forse dopo si riapriranno le porte per i giovani, almeno lo spero. Penso che l’unica cosa che valga è leggere tanto i giornali, essere aggiornati e curiosi, fare tante proposte, andare da qualcuno non dicendo ‘vorrei fare’ ma: ‘guarda cosa ho fatto’.</p>
<p><strong>Parliamo del libro: le storie sono molto varie, tutte interessanti ed in qualche modo tristi e divertenti allo stesso tempo; dopo aver finito di leggerlo ti confesso che mi sono chiesta ‘ Ma come è successo? Come abbiamo fatto a perdere così tanti treni?’ . Non parlo soltanto del femminismo, ma della quasi assoluta mancanza di consapevolezza, nelle persone della mia età, di come sono andate le cose nel nostro paese negli ultimi cinquant’ anni. È come se si fosse persa la memoria di ciò che è stato, e si stia quasi cercando di ricostruire un filo rosso per farci ritrovare la strada che abbiamo perso. Si vede che il libro è stato scritto per i più giovani.<br />
Di questo ti ringrazio e chiedo: c’è stato un momento particolare che ti ha spinto verso questa avventura? In quanto tempo hai raccolto le testimonianze? Con quali criteri hai operato una selezione?</strong></p>
<p>E’ un libro scritto d’impulso, mi sembrava necessario. Ho organizzato un viaggio intorno alle storie che più mi avevano colpito. Mi è bastato fare il mio mestiere, ovvero porre domande e cercare qualcuno che può dare risposte. Ne è uscito un racconto corale di come siamo e di com’eravamo. Sono testimonianze di donne diverse fra loro, che vengono da tante generazioni. Ogni voce parla di un segnale di degrado della condizione femminile (lavoro, immagine, violenza, maternità, etc.) e propone una possibile reazione. Non c’è una Soluzione, con la ‘s’ maiuscola, ma tanti esempi di resistenza. Alla fine, mi sembra che il libro sia meno pessimista di come l’avevo immaginato. Sottotraccia, c’è sempre la forza delle donne.<br />
<strong><br />
Mi hanno molto colpito le pagine in cui parli della attuale modificazione/mistificazione del linguaggio televisivo, che invece di esprimere sembra mirare a nascondere la verità dei fatti. In questo senso sembrano sempre attuali (anche se derivavano da tutt’altro contesto storico e culturale) le parole di Italo Calvino nel suo intervento sull’ antilingua: «Nell’ antilingua i significati sono sempre allontanati, relegati in fondo ad una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente». È una domanda complessa, lo so, ma quali credi siano i migliori strumenti per riuscire a combattere questa ‘deriva del linguaggio’? </strong></p>
<p>Prendiamo la parola ‘escort’. Nel libro sono partita da questo nuovo vocabolo perché mi sembrava che ci allontanasse dalla realtà. Dava una falsa rappresentazione. “Escort” trasmette l’idea che la prostituzione sia glamour, che le donne che vendono il proprio corpo lo fanno in piena libertà, ben pagate, bevendo champagne in saloni affrescati. Non è così. La prostituzione in Italia è al 99% una condizione di schiavitù, sono donne in mano alla criminalità organizzata, costrette a stare sui marciapiedi per pochi euro e spesso vittime di violenze senza poterle neanche denunciare.</p>
<p><strong>Diverse delle storie che hai raccontato riguardano donne che hanno viaggiato e sono riuscite ad avere qual quid in più studiando o lavorando all’estero  per diversi periodi. Anche per te è stato così? </strong></p>
<p>E’ vero. Molte delle donne ‘che non si arrendono’ hanno vissuto all’estero. Daniela Del Boca è un’economista che insegna tra Torino e New York. Lorella Zanardo è stata manager negli Usa e in altri paesi europei. Credo che la distanza permette di vedere meglio la situazione dell’Italia, che è di arretramento assoluto per la condizione femminile. In Francia, dove c’è parte della mia famiglia, le donne sono più dell’80% della forza lavoro (quasi il doppio che da noi) eppure questo è il paese del baby-boom: 2,3 figli per donna, contro 1,2 in Italia.</p>
<p><strong>Mi ha molto colpito, nel libro, la differenza di opinioni delle donne più giovani ed esponenti del movimento femminista degli anni ’70 sia sulla questione del backlash (il contraccolpo del maschilismo dopo l’avanzata del femminismo) sia in generale sulla attuale condizione e considerazione del ruolo della donna nella società italiana. Sembra quasi che le seconde, ad esempio Luisa Muraro, siano molto più ottimiste delle più giovani, come se l’innegabile miglioramento della situazione rispetto a trenta anni fa giustifichi l’ assenza di una ‘ resistenza’ forte e dialogante oggi. Credi che si possano sviluppare dei flussi di dialogo concreto e serio fra le femministe di un tempo e le ragazze di oggi? In che modo?</strong></p>
<p>Molte delle protagoniste delle battaglie femministe degli anni Settanta non capiscono lo scontento delle giovani d’oggi. Ai loro tempi bisognava ottenere diritti elementari, come quello del divorzio, dell’aborto, esisteva ancora il delitto d’onore, le donne erano fuori dalle università, dalla magistratura… Oggi la discriminazione delle donne non è più nelle leggi, ma nella realtà. Esistono presunte libertà e vere costrizioni. Le ragazze che ho incontrato non vogliono tutte fare le veline. Ma provano un senso di disillusione perché studiano come e meglio dei maschi ma sanno che, molto probabilmente, troveranno meno facilmente lavoro, avranno impieghi più precari, avranno una carriera frenata rispetto ai colleghi uomini. E se vorranno avere una famiglia, pagheranno un prezzo altissimo.</p>
<p><strong>Parliamo della televisione e del ruolo della donna nei programmi della Tv italiana e di come dare visibilità ai modelli positivi e -aggiungerei- reali. il documentario di Lorella Zanardo Il corpo delle donne ed il libro omonimo sono stati fondamentali segnali di dissenso nei confronti dei tre ruoli che vengono di solito assegnati alle donne in Tv: decorazioni senza spessore, puri oggetti erotici, o ‘donne-prosciutto’ da umiliare pubblicamente. Quali credi siano gli strumenti adatti da un lato a creare degli ‘anticorpi’ nei tanti ragazze e ragazzi giovani che guardano abitualmente la Tv, dall’ altro a dare visibilità a dei diversi modelli di donna?</strong><br />
Mi sembra che altri tipi di donne capaci e meritevoli esistano eccome, il problema è che i giovani fanno fatica a conoscerli e vederli abitualmente.</p>
<p>In proposito ti cito una ricerca del Censis. Nella tv italiana, le donne sono prigioniere di ruoli di moda/spettacolo/bellezza (38% delle trasmissioni) e raramente vengono rappresentate in programmi dedicati alla cultura (6,6%), alla politica (4,8%), alla realizzazione professionale (2%). Trovare in un varietà italiano una donna valorizzata per le sue “capacità umane e professionali” è praticamente impossibile. Si tratta poi quasi sempre di figure “comprimarie”, con un maschio “dominante”. Appena il 10,3% dei programmi di intrattenimento sono condotti da donne. Da un punto di vista anagrafico la discriminazione è clamorosa: solo il 4,8% dei programmi propone figure con un’età sopra ai quarant’anni. Gli anticorpi si sviluppano vedendo altri modelli femminili di successo. Quello che gli americani chiamano ‘role model’. Ci sono donne con capacità e coraggio che possono servire di ispirazione per le più giovani. Nel libro, ne ho scelto soltanto alcune. Ovviamente ce ne sono tante, basta cercarle nelle università, nelle aziende, a volte anche in politica. Sono esempi di come il mondo femminile sta cambiando, anche in Italia.</p>
<p><strong>Quali i tuoi prossimi progetti ed impegni?</strong></p>
<p>I primi di giugno sarò al Festival Letterature della Basilica di Massenzio ai Fori Imperiali con due miei monologhi: il tema è l’amore, in questo caso l’amore per il corpo. Il primo monologo, che verrà recitato da Isabella Ragonese, sarà quello della «velina», il tipo di donna che imperversa in televisione, che parla di come per lei il corpo sia un vero e proprio «strumento» di lavoro; il secondo, che leggerò io stessa, darà voce alla «velata», una donna occidentale che decide di convertirsi all’ Islam e di coprire il proprio corpo con un velo che lascia scoperti soltanto gli occhi.<br />
Il tema comune è il concetto di una femminilità in pericolo, minacciata dagli stereotipi.</p>
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		<title>L&#8217;articolo di Massimo Fini sul blog de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 10:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo Fini scrive, sul blog de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; questo articolo:  Due al prezzo di uno che è solo l&#8217;ultimo di una serie di scritti che semplificano enormemente la questione di genere e alimentano una visione stereotipata &#8211; e misogina &#8211; della donna (vedi anche: Donne guaio senza soluzione). La rete si mobilita. Marcella lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_393" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/06/Massimo-Fini1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-393" title="Massimo-Fini" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/06/Massimo-Fini1-150x150.jpg" alt="Il giornalista Massimo Fini: foto da Strade Imbattute (http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/tag/massimo-fini/)" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il giornalista Massimo Fini: foto dal blog Strade Imbattute </p></div>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Fini">Massimo Fini</a> scrive, sul blog de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; questo articolo:  <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2501059&amp;yy=2010&amp;mm=06&amp;dd=19&amp;title=due_al_prezzo_di_uno">Due al prezzo di uno</a> che è solo l&#8217;ultimo di una serie di scritti che semplificano enormemente la questione di genere e alimentano una visione stereotipata &#8211; e misogina &#8211; della donna (vedi anche: <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2462978&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=27&amp;title=donne_guaio_senza_soluzione">Donne guaio senza soluzione</a>).</p>
<p>La rete si mobilita. Marcella lo segnala <a href="http://donnepensanti.ning.com/profiles/blogs/alle-donne-consiglio-uno-stage">sul social network</a> di Donne Pensanti, Giorgia ne scrive su <a href="http://vitadastreghe.blogspot.com/2010/06/caro-quotidiano-prendi-una-decisione.html">Vitadastreghe</a>, nasce <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=137857189558381&amp;ref=ts">un gruppo su FB</a> contro gli articoli misogini su <strong>Il Fatto Quotidiano </strong>e partono varie azioni di <strong>mail bombing</strong>.</p>
<p>Anche noi di Donne Pensanti abbiamo scritto una lettera al Quotidiano che vi copio:</p>
<blockquote><p>Gentile Direttore, gentile Marco Travaglio,</p>
<p>fin dalla sua prima edizione il Fatto Quotidiano è apparso a noi lettrici come un’isola che non c’era nella quale trovare l’informazione che scardina il sistema di corruzione, omertà, connivenza, protettorato imperante nel nostro paese. Il Fatto con il coraggio del giornalismo d’inchiesta (quello che ormai sugli altri giornali sembra essere stato sostituito dalla cronaca) ha denunciato le storie dei singoli, degli individui, delle minoranze (pensiamo alla campagna di denuncia della morte di Cucchi, pensiamo ai fatti di Rosarno).</p>
<p>E’ proprio perché siamo convinte che il vostro giornale sia impostato sulla centralità del dibattito fra etica civile e politica, nella convinzione che i singoli sono soggetti politici a pieno titolo che vi segnaliamo il nostro stupore e la nostra preoccupazione nel leggere il blog di Massimo Fini, ed in particolare i due articoli apparsi il 27 marzo 2010 e il 20 Giugno 2010 che trattano di donne in vario modo e a vario titolo.</p>
<p>Se da un lato appare chiaro che si tratta di una serie cospicua di luoghi comuni, nemmeno tanto ricercati, non ci risulta chiaro da chi vengano pronunciati: un opinionista? Un filosofo? Un sociologo? Il susseguirsi di problemi mal posti è tale che viene da chiedersi in prima istanza a chi giovano?</p>
<p>Delle due l&#8217;una: o Fini scrive da opinionista con un intento puramente provocatorio, un po&#8217; per trovare consensi facili presso uomini confusi, un po&#8217; per suscitare reazioni presso coloro che ancora credono alla pari dignità e rispetto per le donne come per gli uomini; oppure Fini scrive nel blog del Fatto Quotidiano, da giornalista legittimato dalla Direzione del giornale per proporre temi legati alle relazioni di genere e alle loro implicazioni socio-politiche.</p>
<p>In questo caso gli articoli e le tesi di Fini proposte sul blog del Fatto Quotidiano assumono tutta un’altra importanza.</p>
<p>Ma allora, se è vero allora che il giornate di cui siete Direttori, opera nel campo dell’informazione contrastando e denunciando un sistema di corruzione, nepotismo, arrangiamenti, connivenze, che minano le basi della democrazia, della libertà di informazione e di quel senso civico che è determinato dalla centralità dei cittadini, perché pubblicare articoli come quelli di Fini  che contengono tutti i propositi, le generalizzazioni, i luoghi comuni, le banalizzazioni che sono tipiche del il sistema costruito da Berlusconi &amp; Co, proprio quel sistema di disinformazione che voi, con il vostro giornale, contribuite a denunciare?</p>
<p>Non riconoscere la complessità del ruolo delle donne, generalizzare le articolazioni che sono in gioco per la costruzione della parità fra uomo e donne, semplificare e appiattire le questioni di genere significa assumere lo stesso tipo di atteggiamento e strategia che da anni permettono a chi governa di insultare e strumentalizzare la società civile. Proclamando che la vostra linea politica sarebbe stata la Costituzione della Repubblica, credevamo che vi riferiste anche al diritto alla pari dignità sociale sancita dall’Art. 3.</p>
<p>Il Fatto Quotidiano, affermate sia stato ispirato ad Enzo Biagi che vi ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un passo ulteriore, per non confondersi con le proposte dei ben altri tipi di testate giornalistiche, dovrebbe essere quello di imparare a distinguere le opinioni costruttive da quelle denigratorie.</p>
<p>Credo che su questo il Direttore del Fatto Quotidiano dovrebbe dare un segnale chiaro alle lettrici che come noi sentono gli articoli di Fini come una nota dissonante nella composizione intelligente che il vostro giornale offre alle sue lettrici e ai suoi lettori.</p>
<p>Riportare le donne al centro del dibattito politico è una questione determinante per la costruzione di una società democratica aperta ed equilibrata. Donne Pensanti si batte ogni giorno per ricordarlo agli amici  come agli oppositori.</p>
<p>Valérie Donati, Marcella Mastrococo, Francesca Sanzo</p>
<p>(Membri di Donne Pensanti)</p></blockquote>
<p>Oggi <strong>Gomez</strong> pubblica questa risposta alle tante mail di dissenso: <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2501825&amp;yy=2010&amp;mm=06&amp;dd=21&amp;title=uomini_e_donnebruna_quesione_d">Uomini e donne, una questione di democrazia</a> che si chiude sottolineando il diritto di Fini di scrivere quello che pensa:</p>
<blockquote><p>Non manderei mia figlia o mia sorella o mia moglie a fare uno stage in questo paese dei balocchi. Ma Massimo Fini è un grande scrittore, un grande giornalista e, soprattutto, (non un uomo, ma) un essere umano libero. Nella sua vita si è reso protagonista di molte scelte coraggiose e controcorrente. Che ha sempre pagato di persona. Capisco il senso delle sue provocazioni. E, anche se in questo caso non condivido una parola di quello che dice, voglio che lo possa fare. Soprattutto sulla Rete dove ciascuno può contraddirlo, criticarlo, lodarlo o insultarlo. Se il caso.</p></blockquote>
<p>Un dubbio:</p>
<ol>
<li>L&#8217;antefatto non è il blog de Il fatto quotidiano e quindi i pareri espressi non dovrebbero in qualche modo rappresentare la posizione del quotidiano?</li>
</ol>
<p>Auspichiamo che &#8211; nell&#8217;ottica della libertà di parola &#8211; possa essere dato, in futuro, ampio spazio anche a articoli di approfondimento sulle questioni di genere che vadano oltre i luoghi comuni e che prendano posizioni precise.</p>
<p>Qualche mese fa Veronica Vicinelli, che partecipa al network di DP aveva f<a href="http://donnepensanti.ning.com/forum/topics/pubblicita-sessista-dal-fatto?xg_source=activity">atto alcune segnalazioni e pubblicato una letttera scritta e la risposta di Padellaro de Il Fatto</a>.</p>
<p>In breve:</p>
<p>Veronica il 30/04/2010 segnala:</p>
<blockquote><p>In fondo a pagina 11 vedo una bionda-platino seminuda con una birra in mano che pubblicizza una moto (o una gara di moto, non me ne intendo). Mi torna alla mente la pubblicità del Motorshow del <span style="font-size: 1em; position: static !important;"> </span>dicembre scorso, qui a Bologna. Allora si trattava di una macchina con sopra appoggiata una formosissima barbie seminuda. E penso: ci risiamo. L’ennesima pubblicità retorica che lega &#8220;donne a motori&#8221;. L’ennesimo stereotipo che rappresenta le donne come &#8220;oggetti funzionali alla seduzione&#8221;. Sempre e necessariamente prorompenti, oche e vogliose. La pubblicità, che avete pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano u<strong><span style="font-size: 1em; position: static !important; font-weight: normal;">sa il corpo femminile come un accessorio da accostare all’arbre magique.</span></strong> Ma è così difficile non mettere in uno spot un pezzo di corpo di donna?</p></blockquote>
<p>Padellaro le risponde gentilmente ma puntualizzando che  il Fatto cerca di &#8220;fare un giornale che parla ai nostri lettori pubblicando articoli che il resto della stampa non pubblica e vengo rimproverato per un&#8217;immagine pubblicitaria&#8221;.</p>
<p>Il breve testo invita a non usare la penna rossa per sottolineare gli errori e che un giornale non può essere &#8220;lo scrigno della perfezione&#8221;.</p>
<p>Ieri sera ho iniziato il libro di Caterina Soffici,  <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807171857/Ma_le_donne_no/Caterina_Soffici.html">Ma le donne no: come si vive nel paese più maschilista d&#8217;Europa</a> e nell&#8217;introduzione trovo una frase che condivido moltissimo:</p>
<p>&#8220;la condizione femminile è lo specchio di una società&#8221;.</p>
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		<title>Quando il target diventa Lolita: bambini consumatori</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<category><![CDATA[bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[Segue un articolo scritto da Valérie Donati, socia fondatrice di Donne Pensanti, si occupa da anni di questioni di genere. Prendo spunto da un articolo apparso su Repubblica per parlare dell’ennesimo uso improprio che l’economia di mercato fa del corpo femminile, in questo caso, quello delle ragazzine. Non sarà sfuggito a nessuno di voi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/06/lolita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-389" title="lolita" src="http://www.donnepensanti.net/wp-content/uploads/2010/06/lolita-150x150.jpg" alt="lolita" width="150" height="150" /></a><em>Segue un articolo scritto da </em><strong><em>Valérie Donati</em></strong><em>, socia fondatrice di Donne Pensanti, si occupa da anni di questioni di genere.</em></p>
<p>Prendo spunto da un articolo apparso su <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/17/news/trucchi_teen-4924778/?ref=HRERO-1">Repubblica</a> per parlare dell’ennesimo <strong>uso improprio che l’economia di mercato fa del corpo femminile</strong>, in questo caso, quello delle <strong>ragazzine</strong>.</p>
<p>Non sarà  sfuggito a nessuno di voi il fatto che la presenza dei giovanissimi nelle pubblicità di moda stia aumentando in maniera preoccupante. Fioriscono testate di moda “formato junior” rivolte alle <strong>mamme come acquirenti</strong>, e ai <strong>bambini come fruitori</strong>.</p>
<p>Difficile oggi trovare uno stilista di moda che non abbia creato la propria linea baby esportando così la sua griffe direttamente su una fascia di mercato che fino a poco tempo fa non si doveva curare di indossare vestitini e scarpine firmati. Come segnala l’articolo citato, non stupisce quindi che anche le case produttrici di cosmetici si rivolgano alle giovanissime creando prodotti che invitano a giocare all’estetista e incoraggiano le bambine ad essere più attraenti.</p>
<p>La questione può essere affrontata da più parti:</p>
<p>da un lato<strong> i bambini sono clienti indirett</strong>i, non comprando in prima persona, non disponendo di denaro (anche se conoscono metodi di persuasione molto efficaci per spingere i loro genitori a comprare qualcosa), sono quindi i loro genitori i clienti diretti, quelli che in ultima istanza tireranno fuori i soldi da portafogli per comprare il prodotto reclamizzato. E’ quindi estremamente importante ricordare il ruolo che i genitori possono avere nell’arginare e orientare le scelte a cui sono sottoposti i loro figli in quanto soggetti di interesse per il mercato.</p>
<p>Dall’altro lato, come ricorda <a href="http://www.ilcorpodelledonne.com">Lorella Zanardo</a> nel suo libro di recente pubblicazione <em>Il corpo delle Donne</em> c’è un’attenzione incredibile sul corpo delle ragazzine una pressione mediatica che genera al tempo stesso</p>
<blockquote><p>[…] Forza e smarrimento. Perché alla sensazione di potere che le ragazzine ricavano dall’essere oggetto di attenzione da parte di uomini adulti non può non essere associato un senso profondo di inadeguatezza e di smarrimento derivante dall’età &#8211; che sarebbe ancora un’età infantile, se il mercato non imponesse alle bambine una crescita accelerata.</p></blockquote>
<p>I giovanissimi si trovano stretti in una morsa che li intrappola facendoli diventare oggetto delle attenzioni del mercato che li utilizza come leve nei confronti dei genitori che compreranno per loro ciò che sono stati indotti a desiderare. Allo stesso tempo questo ruolo di consumatori li mette al centro di un palco che li vede protagonisti in ciò che di corrotto sa generare il mercato: <strong>addio freschezza, semplicità, forza dell’innocenza</strong>.</p>
<p>I ragazzini imparano fin da piccoli a sedurre, a portare attenzione ad un corpo che non ne avrebbe bisogno, a desiderare prodotti che fino a ieri erano triste appannaggio e rimedio per chi la giovinezza l’aveva superata.</p>
<p>Anche i genitori si trovano ingabbiati in dinamiche nuove dalle quali è difficile difendersi.</p>
<p>Iniziano così a vedere i loro figli come piccoli adulti perché la rappresentazione che ne viene data dai media è sempre più quella di uomini e donne in formato miniatura, legittimano le scelte di prodotti non adatti alla loro età perché questi prodotti sono talmente entrati nelle nostre sfere intime da non sembrare più inadatte.</p>
<p>Ricordo ancora con chiarezza l’istante in cui da bambina, approfittando di un momento di distrazione di mia mamma, riuscii ad impadronirmi della sua matita per gli occhi: rivedo l’immagine riflessa nello specchio del mio viso preadolescente mentre mi disegno con goffaggine gli occhi . E’ strano, ma ricordo con precisione di aver notato solo in quel momento la somiglianza fra me e mia mamma, come se in un istante quel trucco mi avesse invecchiata e fatta sembrare adulta. Come se con quel semplice tocco sulle palpebre i miei pochi anni fossero stati dilatati fino a farmi vedere il viso di me come sarebbe stato, più grande. Ricordo poi la fatica per eliminare il misfatto, la tenacia del segno nero che non voleva andare via. Fui allora costretta a chiedere aiuto a mia mamma che con pazienza e un buon latte detergente mi spiegò che non era tempo per certe cose, che forse qualche anno dopo avrei potuto truccarmi, ma che oggi non ne avevo bisogno, perché ero bella così, naturale, fresca.</p>
<p>Ecco allora che l’ordine naturale delle cose era stato ristabilito e che quell’immagine di me invecchiata precocemente si cancellava con le parole di mia mamma e con un batuffolo di cotone mentre riprendevo il viaggio in camper interrotto poco prima con Barbie e Ken.</p>
<p>Sono certa allora che non un esista oggi un latte detergente così efficace da ripulire le immagini dei nostri figli da tutti quegli artifici e orpelli che gli vengono imposti dai mezzi di comunicazione di massa, ma sono fermamente convinta che il nostro compito di madri e di padri sia quello di trovare in ogni istante parole abbastanza potenti e al tempo stesso delicate per raccontare loro la bellezza, la grazia infinita, la poesia, la forza e l’incanto di quella cosa che nessuno potrà mai vendere né comprare. Perché l’infanzia non si compra e non si vende.</p>
<p><em> Valérie Donati</em></p>
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