<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Le Vocianti</title>
	<atom:link href="http://www.levocianti.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.levocianti.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 22:37:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Grazie alla sentenza della cassazione torneremo al 1986?</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/02/grazie-alla-sentenza-della-cassazione-torneremo-al-1986/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/02/grazie-alla-sentenza-della-cassazione-torneremo-al-1986/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juri Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[mobilitazione_cartelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3220</guid>
		<description><![CDATA[La sentenza della cassazione ci riporta indietro di trent'anni ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;nell&#8217;ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure&#8221;</em></p>
<p>Sono le parole con cui, oggi, la consulta ha concesso a due ragazzi colpevoli di stupro una pena alternativa a quella del carcere, normalmente prevista dalla legge.</p>
<p>Da oggi chi stupra in Italia sa che non è detto che dovrà scontare una pena in carcere, da oggi il reato di stupro è nuovamente un reato di secondo piano, una atto per cui il carcere non è obbligatorio, purché lo si faccia in gruppo!</p>
<p>Solo dal 1986, con l&#8217;abolizione del Codice Rocco,  si era passati a considerare la violenza sessuale un reato contro la persona e non più contro la morale. Dopo poco più di vent&#8217;anni si decide nuovamente di depotenziarlo, diminuendone nei fatti il deterrente e avvalorandone una percezione di minore gravità.</p>
<p>Ma l&#8217;assurdo è proprio che la cosa si applica se lo stupro avviene in gruppo&#8230; Quindi chi vuole rovinare la vita di un&#8217;alta persona è sufficiente che si armi di altri volenterosi per evitarsi il carcere.</p>
<p>Depotenziare le pene sul reato di stupro, in un mondo in cui la percezione del corpo altrui è sempre di più quella di un oggetto alla mercé di chi vuole usarlo è quanto di più sbagliato si possa fare, ed è un atto che non va fatto passare inosservato.</p>
<p>Ne parlano anche:</p>
<p><span style="color: #333399;"><a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/02/02/sentenza-se-stupri-in-branco-ti-tocca-una-vacanza-premio/" target="_blank"><span style="color: #333399;">Femminsimo a Sud</span></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/02/grazie-alla-sentenza-della-cassazione-torneremo-al-1986/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Potenza di corpi dissonanti. 2. Questioni di lingua</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/02/potenza-di-corpi-dissonanti-2-questioni-di-lingua/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/02/potenza-di-corpi-dissonanti-2-questioni-di-lingua/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Cavalieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3192</guid>
		<description><![CDATA[Mi piace come tutta questa neve, che continua a scendere smisurata e incurante, abbia innescato anche una serie di considerazioni socio-antropologiche, perché la sua straordinarietà irrompe nel nostro quotidiano sconvolgendone...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.levocianti.it/2012/02/potenza-di-corpi-dissonanti-2-questioni-di-lingua/zoe-gruni-8/" rel="attachment wp-att-3212"><img class="aligncenter size-full wp-image-3212" title="Zoe Gruni" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/02/Zoe-Gruni7.jpg" alt="" width="720" height="540" /></a></p>
<p>Mi piace come tutta questa neve, che continua a scendere smisurata e incurante, abbia innescato anche <strong><a href="http://giovannitaurasi.wordpress.com/2012/02/02/le-pale-dei-vecchi-nella-siberia-demilia-di-michele-smargiassi-da-la-repubblica-del-2-febbraio-2012/">una serie di considerazioni socio-antropologiche</a></strong>, perché la sua straordinarietà irrompe nel nostro quotidiano sconvolgendone le abitudini, e ci rimanda col pensiero a eventi analoghi, inevitabilmente lontani nel tempo, ancora più lontani perché l’accelerazione dei ritmi comporta una contrazione della memoria storica che tende ad appiattirsi sul presente, per cui i fatti invecchiano e spariscono a velocità innaturali.</p>
<p>Riflettere sulle trasformazioni del senso comune, allora, non è tempo perso: non lasciamoci ingannare dalle urgenze di una realtà strozzata nelle maglie di una crisi economica gravissima, in cui sempre più emergono disagi e bisogni legati alla mera sussistenza, non lasciamoci ingannare pensando che tutto ciò che riguarda l’ordine simbolico, la percezione e l’interpretazione della realtà, abbia a che fare con una sovrastruttura temporaneamente accantonabile perché abbiamo problemi più seri a cui pensare. <span id="more-3192"></span></p>
<p>È, anzi, proprio in questi momenti di emergenza che gli anticorpi si abbassano e che le civiltà rimbalzano indietro: un “rinculo” che si misura in sostanziali perdite nel campo dei diritti, aumento delle discriminazioni e della violenza, imbarbarimento nelle relazioni tra gli individui, che spesso trovano riflesso e incentivo sul piano istituzionale. È proprio in questi momenti, credo, che soprattutto dobbiamo tenere alta la guardia, continuando a interrogarci e a mettere in discussione la società in cui stiamo e che siamo.</p>
<p>Scriveva nel 1981, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luisa_Muraro">Luisa Muraro</a>, “<strong>Se l’ordine sociale riesce ad avere un consenso che non è direttamente proporzionale agli interessi da esso tutelati, credo che in qualche misura c’entri l’incapacità di inventare autonomamente il senso del proprio esistere</strong>” (<a href="http://www.manifestolibri.it/vedi_brano.php?id=316"><em><strong>maglia o uncinetto – racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia</strong></em></a>, p. 88)</p>
<p>Intrappolati tra i roboanti modelli che ci vengono sistematicamente riproposti a ogni istante delle nostre giornate concitate e distratte, da un lato, e, dall’altro, quella che Muraro chiama una “stereotipata anima arcaica” (87) – come a dire che lo stereotipo non si cura per via puramente essenzialistica, rifacendosi a una presunta autenticità ancestrale – lasciamo che ci vengano cucite addosso proiezioni estranee alla nostra personale evoluzione, rappresentazioni pre-confezionate che in fondo non ci riguardano ma che ci condizionano a tal punto da alienarci da noi stessi (sto strategicamente usando il maschile neutro ma ammetto che ciò mi costa fatica perché, ovviamente, il condizionamento dei modelli imposti non è certo equamente distribuito fra i generi).</p>
<p>Per scardinare gli automatismi a cui il sistema ci ha assuefatti occorre allora continuare a scavare nel linguaggio, smascherandone le mistificazioni e le collusioni più o meno consce e restituendo espressione a quelle eccedenze che il contesto avverso vorrebbe far dimenticare o, al limite, fagocitare, snaturandole e neutralizzandone la potenza.  Un terreno fertile ma da dissodare, visto che quanto affermava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Illich"><strong>Ivan Illich</strong></a> più di 40 anni fa,  e cioè che il sistema in cui ci ritroviamo “provoca la degradazione di tutte le lingue, e diventa difficilissimo trovare le parole che parlino di un mondo opposto a quello che le ha generate”, è oggi vero all’ennesima potenza.</p>
<p>In <em>maglia o uncinetto</em> Luisa Muraro analizza la conflittualità che nel nostro ordine simbolico si è istaurata fra i due poli che costituiscono, secondo quanto scrive <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roman_Jakobson"><strong>Jakobson</strong></a> nel suo<a href="http://books.google.it/books?id=Gx_5FAv9-QcC&amp;pg=PA22&amp;lpg=PA22&amp;dq=jakobson+saggio+sull%27afasia&amp;source=bl&amp;ots=H2_9eF7fEi&amp;sig=EC4ItPOy7PUhCpAI5Z1uv6HDtwg&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ei=jHUqT7HXJan54QTnwbnFDg&amp;ved=0CCMQ6AEwAA#v=onepage&amp;q=jakobson%20saggio%20sull%27afasia&amp;f=false"><strong> saggio sull’afasia</strong></a>, “il duplice carattere del linguaggio”: il polo metaforico, delle somiglianze a distanza, e il polo metonimico, delle contiguità e del contatto, mettendo in evidenza come la nostra civiltà abbia tradizionalmente dato maggior rilievo e prestigio al polo metaforico. Questa malcelata predilezione per il metaforico la filosofa la collega alla predisposizione dilagante, nel pensiero occidentale, alla generalizzazione e all’astratto e, sul piano politico, al prevalere di sistemi, detti democratici, un tempo basati sulla rappresentanza ma che, oggi più che mai, sono soprattutto sistemi basati sulla rappresentazione, una rappresentazione veicolata, e spesso distorta e banalizzata, dai mass-media. Rappresentanza e rappresentazione sono, appunto, concetti metaforici, perché si basano su una opinabile somiglianza tra rappresentante e rappresentato e non sul loro contatto: la loro natura eminentemente metaforica contribuirebbe in misura determinante alla generale “perdita di senso e di presa sulla realtà” (Muraro, 35) che contraddistingue il nostro tempo. Partendo da queste premesse, il saggio delinea, con uno stile fatto di salti più per “confinità” che per affinità, una proposta di “guerriglia linguistica” che, riportando l’accento sul corpo, la materia, le contaminazioni ubertose, fatte per vicinanza e non per presunte somiglianze fra entità lontane e impermeabili, si adoperi per contrastare l’aggressione omologante, che il linguaggio egemone, con i suoi stereotipi martellanti e insidiosi, contribuisce massicciamente a consolidare. Nel regime dell’ipermetaforicità ci ritroviamo davanti una strana immagine di noi stessi, un simulacro costruito altrove, al punto che davvero stentiamo a riconoscerlo, ma che ci viene fatto credere che siamo proprio noi, tanto che ci accaniamo per identificarci con lui, alienandoci. Il regime dell’ipermetaforicità, tra l’altro, ci restituisce noi stessi privandoci di qualcosa di prezioso: la perdita del legame tra sapere e piacere (v. Muraro, 90 e 98). Fondamentale diventa allora riprendere coscienza dei propri desideri, riattivare “la produttività simbolica della materia”, far sì che i corpi “tagl<em>ino</em> di traverso l’espansione del metaforico” tornando ad additare le cose, a spezzare i linguaggi dominanti e portando alla parola esperienze finora mute.</p>
<p>Proprio da questa istanza prende vita lo spettacolo ormai notissimo di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eve_Ensler">Eve Ensler</a></strong> sui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_monologhi_della_vagina"><strong>Monologhi della vagina</strong></a>: scorci di vite femminili dalla prospettiva inedita di quello che, anche fisicamente, sarebbe il centro del nostro corpo, un centro rimosso però, marginalizzato, troppo spesso oscurato, dimenticato nell’oblio, inascoltato nei suoi richiami più profondi. Storie traumatiche, di violenze terribili, inibizioni e sensi di colpa, ma anche aneddoti divertenti, ricordi che fanno sorridere, pensieri bislacchi. Odori, sapori e umori. Si ride e si piange leggendo questi pezzi di vita. Si impara, anche, e ci si sente meno sole:</p>
<blockquote><p><strong>Così ho deciso di parlare alle donne della loro vagina, di fare delle interviste sulla vagina, che sono diventate i monologhi della vagina. Ho parlato con più di duecento donne, giovani, vecchie, sposate, single, lesbiche: docenti, attrici, manager, professioniste del sesso; donne afroamericane, ispaniche, asiatiche, native americane, caucasiche, ebree. All’inizio erano riluttanti, un po’ timide. Ma una volta partite, non riuscivi più a fermarle. Sotto sotto le donne adorano parlare della loro vagina. Le eccita molto, forse perché nessuno gliel’ha mai chiesto prima</strong>. (21)</p></blockquote>
<p>È la parola stessa a straniarci: inattesa nella sua scientificità perturbante, volutamente ripetuta come un mantra, nella consapevolezza che sulla scena si sta consumando l’infrangimento di un tabù, giocato su una performatività del linguaggio – quel dire che fa accadere – <em>metonimicamente</em> presa alla lettera (in quanto inscenata su un palco teatrale):</p>
<blockquote><p><strong>La dico perché non è previsto che la dica. La dico perché è una parola invisibile – una parola che suscita ansia, imbarazzo, disprezzo e disgusto.</strong></p>
<p><strong>La dico perché credo che ciò che non si dice non venga visto, riconosciuto e ricordato. Ciò che non diciamo diventa un segreto, e i segreti spesso creano vergogna, paura e miti. La dico perché un giorno o l’altro vorrei sentirmi a mio agio pronunciandola, e non vergognarmi o sentirmi in colpa. […]</strong></p>
<p><strong>Dico “vagina” perché quando ho cominciato a pronunciare quella parola ho scoperto quanto fossi frammentata, e come risultasse scollegato il mio corpo dalla mia mente. […]</strong></p>
<p><strong>Fa paura pronunciare questa parola. “Vagina.” All’inizio hai l’impressione di sfondare un muro invisibile. “Vagina.” Ti senti in colpa, a disagio, come se qualcuno stesse per colpirti. Poi, dopo che l’hai detta per la centesima o la millesima volta, ti viene in mente che è la tua parola, il tuo corpo, la tua parte più essenziale. All’improvviso ti rendi conto che la vergogna e l’imbarazzo che provavi pronunciandola miravano a mettere a tacere il tuo desiderio, a erodere la tua ambizione. Poi cominci a usarla sempre più spesso. La dici con una sorta di passione, di premura, perché senti che, se smetti di pronunciarla, sarai di nuovo sopraffatta dalla paura e ricadrai in un mormorio imbarazzato. Così la ripeti tutte le volte che ti capita, la fai emergere in ogni conversazione. La tua vagina ti emoziona: vuoi studiarla, esplorarla, conoscerla, scoprire come ascoltarla, darle piacere, e conservarla sana e saggia e forte. Impari a soddisfare te stessa e a insegnare al tuo amante a soddisfarti. […]E quanto più le donne pronunciano la parola vagina, minore è l’effetto che fa; diventa parte del nostro linguaggio, parte della nostra vita. La nostra vagina diventa integrata, rispettata, sacra. Diventa parte del nostro corpo, collegata alla nostra mente, e carburante per il nostro spirito. La vergogna se ne va e la violenza cessa, perché la vagina è qualcosa di visibile e di reale, ed è associata a donne potenti e sagge che parlano di vagina.</strong> (Ensler, 15-18)</p></blockquote>
<p>Dire allora sì che fa accadere. Fa essere. Il groppo della lingua, ancora una volta, si rivela cruciale: è il non-detto che occorre ri-immettere nella narrazione della realtà per spezzare i dispositivi omologanti che agiscono anche nel nostro inconscio. Ecco che il desiderio femminile smette di essere osceno (letteralmente, “ciò che sta al di fuori della scena”, che dovrebbe starsene nascosto) per mettersi invece al centro del palcoscenico, ecco che si trasforma, come scrive Elena Pulcini nel <em>Potere di unire</em> <a href="http://www.levocianti.it/2012/01/potenza-di-corpi-dissonanti-della-passione-come-valore-politico/"><strong>di cui parlavamo qualche giorno fa</strong></a>, “da zona vuota e mancante in impulso attivo all’azione e alla parola, […] prima e imprescindibile condizione per una ricostruzione di sé che prelude anche a una diversa interpretazione del reale, capace di scardinare i codici e le rappresentazioni egemoni” (XX).</p>
<p>Il corpo selvaggio estromesso dalle rappresentazioni dominanti, tese a omologarlo, subordinarlo, azzittirlo, possederlo, riprende potentemente voce e forma, dando vita a “combinazioni non conformi ai significati dominanti” (Muraro, 86): il testo sociale allora viene “scompaginato […] e ricombinato secondo le proprie esigenze e il proprio particolare sapere”. Quanto queste pratiche possano essere destabilizzanti per i sistemi costituiti stiamo cominciando a capirlo e lo vedremo meglio più avanti, incontrando storie di donne da luoghi e da tempi diversi dai nostri. Ma non troppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella foto <a href="http://www.zoegruni.net/"><strong>Zoè Gruni</strong></a>, <em>Carmen</em>, OCCCA 3D opening &#8211; 54. A quest&#8217;opera è collgato un video che trovate <a href="http://www.zoegruni.net/Carmen.html">qui</a></p>
<div id="fbPhotoSnowboxTagList"></div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/02/potenza-di-corpi-dissonanti-2-questioni-di-lingua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Frequenze di Genere &#8211; IV puntata su &#8220;Genere ed Educazione&#8221;</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/02/frequenze-di-genere-iv-puntata-su-genere-ed-educazione/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/02/frequenze-di-genere-iv-puntata-su-genere-ed-educazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frequenzedigenere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3179</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Vi aspettiamo venerdì 3 febbraio con la 4° puntata del ciclo &#8220;Genere ed Educazione&#8221;. Nelle scorse puntate, grazie alla collaborazione del Csge, vi abbiamo raccontato in che modo, quando...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.levocianti.it/2012/02/frequenze-di-genere-iv-puntata-su-genere-ed-educazione/libri-2/" rel="attachment wp-att-3180"><img class="alignright size-full wp-image-3180" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/02/libri.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Vi aspettiamo <strong>venerdì 3 febbraio</strong> con la 4° puntata del ciclo <em>&#8220;Genere ed Educazione&#8221;</em>.<br />
Nelle scorse puntate, grazie alla collaborazione del <span style="color: #333399;"><a href="http://www.csge.unibo.it/" target="_blank"><span style="color: #333399;">Csge</span></a></span>, vi abbiamo raccontato in che modo, quando ci relazioniamo con  <strong><span style="color: #333399;"><a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=520d6a46c3584bef&amp;resid=520D6A46C3584BEF%21155&amp;parid=520D6A46C3584BEF%21154&amp;authkey=%21AJG8D0OBmDWiwPo" target="_blank"><span style="color: #333399;">bebè</span></a>, <a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=520d6a46c3584bef&amp;resid=520D6A46C3584BEF%21158&amp;parid=520D6A46C3584BEF%21157&amp;authkey=%21AKJC9KAXnbWXWIA" target="_blank"><span style="color: #333399;">bambini e bambine</span></a></span> e <span style="color: #333399;"><a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=520d6a46c3584bef&amp;resid=520D6A46C3584BEF%21160&amp;parid=520D6A46C3584BEF%21159&amp;authkey=%21AJclodpPE8txSSY" target="_blank"><span style="color: #333399;">adolescenti</span></a></span></strong> , il genere influenzi profondamente il modo in cui ci rapportiamo a loro e questo fa si che,<strong> senza esserne consapevoli</strong>, impartiamo un’educazione differente a seconda del sesso.</p>
<p>Nella puntata di questo venerdì <strong>Mirella D’Ascenzo</strong> ci racconterà com&#8217; è avvenuta la <strong>conquista dell’educazione da parte delle donne</strong>, con un <em>excursus</em> storico che arriverà fino ai giorni nostri, in cui l’elevatissima percentuale di donne insegnati all’interno della scuola non ha significato garanzia di educazione paritaria,  libera dagli stereotipi di genere che condizionano la vita di ognuna di noi e le nostra possibilità di realizzazione.</p>
<p>Ci accompagneranno le sonorità arpeggianti e la voce squillante di <strong>Joanna Newsom</strong>.</p>
<p>L&#8217;appuntamento è come sempre dalle 13.30 alle 14 sulle frequenze di <strong>Radio Città Fujiko 103.1 FM</strong>, oppure  on line su www.radiocittafujiko.it</p>
<p><strong>Vi invitiamo a farci conoscere le vostre impressioni su questo ciclo di puntate, a condividere con noi riflessioni, esperienze e buone pratiche: scriveteci all&#8217;indirizzo frequenzedigenere@gmail.com.<br />
</strong></p>
<p>Buon ascolto!</p>
<p>La redazione</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/02/frequenze-di-genere-iv-puntata-su-genere-ed-educazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Donne e Media: Appello al Direttore Generale della RAI, Lorenza Lei</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/02/3150/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/02/3150/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerie Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3150</guid>
		<description><![CDATA[mailbombing promossa da Un altro Genere di Comunicazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.levocianti.it/2012/02/3150/download-2/" rel="attachment wp-att-3152"><img class="alignnone size-full wp-image-3152" title="download" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/02/download1.jpg" alt="" width="260" height="194" /></a></p>
<p>Il Collettivo Le Vocianti, Associazione Donne Pensanti insieme a tantissime associazioni che lottano quotidianamente per scalfire vecchi modelli, invita tutte/i  quante/i a partecipare all&#8217;azione<span style="color: #0000ff;"><em><a title="Mailbombing a Rai contro Sanremo" href="http://www.facebook.com/events/313194748717285/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"> mailbombing</span></a></em></span> promossa da <span style="color: #0000ff;"><em><a title="Un altro genere di comunicazione" href="http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/01/27/sanremo-morandi-e-papaleo-spogliano-ivana-mrazova/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Un altro Genere di Comunicazione </span></a></em></span> e a firmare <span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"> l&#8217;appello </span></a></em></span>lanciato dall&#8217;Associazione Pulitzer.</p>
<p style="text-align: center;">Questo il testo dell&#8217;appello</p>
<p><em>Gentile Direttrice generale della RAI Lorenza Lei,</em></p>
<p><em>Le scriviamo per il Suo ruolo istituzionale di Direttore generale dalla RAI ma, ancora prima e soprattutto, in qualità di Donna.</em></p>
<p><em>Il 25 gennaio 2012 al TG1 delle 20.00 è stato trasmesso un servizio giornalistico offensivo e umiliante nei confronti di tutte le donne italiane e dei cittadini che pagano il canone per ricevere un servizio pubblico. Stiamo parlando del servizio realizzato dal giornalista Vincenzo Mollica dal titolo “La donna dell’Ariston” nel quale Gianni Morandi e Rocco Papaleo presentano Ivana Mrazova, la valletta della prossima edizione del Festival di Sanremo. Nel vederlo &#8211; è inserito in calce alla presente &#8211; si renderà conto che si tratta non solo di un pessimo esempio di informazione televisiva, ma di un vero e proprio schiaffo alla dignità delle donne.</em><br />
<em>Come in un film che abbiamo già rivisto tante volte, e che siamo stanchi di vedere, la ragazza bella, giovane, straniera e inesperta, come una stupida bambolina viene rimbalzata tra i due uomini affermati, che le dicono che cosa deve fare e che cosa deve dire. Una bella marionetta senza testa che per muoversi e parlare ha bisogno di due abili burattinai che hanno tre volte la sua età.</em></p>
<p><em>Noi sottoscritti firmatari chiediamo, come &#8220;risarcimento di immagine&#8221;:</em></p>
<p><em>Che Lei prenda pubblicamente posizione contro questo umiliante servizio prodotto dalla sua azienda e che il TG1 delle 20.00 offra uno spazio adeguato ai giornalisti che lo hanno realizzato ed ai due conduttori per scusarsi pubblicamente con le donne italiane;</em><br />
<em>Che vengano immediatamente poste in essere tutte le iniziative necessarie perchè vengano rispettati standard giornalistici degni di un servizio pubblico, nel pieno rispetto dell’immagine e del ruolo della donna.</em><br />
<em>In mancanza, ferma la nostra azione presso tutti i media atta ad ottenere quanto sopra, annunciamo sin d’ora che ci attiveremo presso tutte le sedi competenti, inclusa la Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, al fine di ottenere una adeguata risposta</em></p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/02/3150/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Unioni Civili, cosa sta succedendo a Gubbio?</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/01/unioni-civili-cosa-sta-succedendo-a-gubbio/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/01/unioni-civili-cosa-sta-succedendo-a-gubbio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 17:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juri Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3136</guid>
		<description><![CDATA[Don Matteo non sarebbe d'accordo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.levocianti.it/2012/01/unioni-civili-cosa-sta-succedendo-a-gubbio/coppie2_g/" rel="attachment wp-att-3138"><img class="alignleft size-medium wp-image-3138" title="coppie2_g" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/01/coppie2_g-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>Nel2002 a Gubbio venne istituito il registro delle unioni civili un atto che, come ricorda Aurelio Mancuso sul <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/argomenti/manip2n1/20120126/manip2pz/317031/?tx_maniabbonatimvc_pi2%5Bsezione%5D=ITALIA&amp;cHash=ccefe2e56773d72ade5673de173414c1" target="_blank">Manifesto</a> del 26 gennaio scorso, in Italia ha soltanto un indirizzo di ordine politico in assenza di una vera e propria legge che le regolamenti.</p>
<p>Assenza che per altro pone l’Italia, come in tanti altri campi, ad essere fanalino di coda nella corsa a diventare un paese un minimo civile.</p>
<p>Ma se il valore dell’istituire un registro di questo tipo è appunto politico, lo è ancora di più la decisone di chiuderlo.</p>
<p>Ed è esattamente quello che è successo nei giorni scorsi nel consiglio comunale della cittadina Umbra.</p>
<p>Il sindaco di Gubbio, Diego Guerrini, ha infatti votato, insieme ad alcuni esponenti della sua maggioranza, un ordine del giorno presentato da un consigliere della minoranza di centro destra che chiude il registro.</p>
<p>Un fatto gigantesco, enorme che fa fare un salto indietro a tutti quanti, però?</p>
<p>Però di questo non si legge nulla, se non una colonnina nelle pagine interne del Manifesto, lo si relega a fatto di cronaca locale.</p>
<p>Credo invece vada ribadito per quello che è, un atto politico che nel non venire recuperato e rilanciato viene volutamente fatto passare in sordina come un problema di poco conto.</p>
<p>Il punto non è quindi, l&#8217;orrenda decisione del sindaco di Gubbio, quanto piuttosto l&#8217;approccio alla questione che viene usata e strumentalizzata sul piano mediatico in una sola direzione.</p>
<p>Basta pensare a quanto clamore si solleva ogni volta che alla comunità lgbt viene riconosciuto un diritto o uno spazio di democrazia, quanti scudi vediamo alzarsi da parte del mondo: politico, sociale e religioso.<br />
Ogni istituzione di un registro è condita di giornate e giornate di dichiarazioni sulla stampa di presunti difensori della morale, quando però la cosa va nell&#8217;altro senso tutto si riduce ad un articoletto.</p>
<p>Sarebbe ora di pretendere da chiunque si candidi a rappresentarci un&#8217;intransigenza bidirezionale, che non si fermi ai proclami ma che si faccia carico di fare battaglie anche di difesa.</p>
<p>E in questo non dico che non ci siano alzate voci per  condannare la scelta, però tutto si è fermato lì, dichiarazioni e sdegno e poi più nulla tutto avanti come prima, che tanto i problemi sono altri&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/01/unioni-civili-cosa-sta-succedendo-a-gubbio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gabbie di sguardi: gli stereotipi di genere nella comunicazione – atti del convegno 3</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/01/gabbie-di-sguardi-gli-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione-atti-del-convegno-3/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/01/gabbie-di-sguardi-gli-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione-atti-del-convegno-3/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juri Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3131</guid>
		<description><![CDATA[Intervento di Barbara Servidori - Associazione Hamelin]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Gabbie di sguardi: gli stereotipi di genere nella comunicazione</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Intervento di Barbara Servidori</em><br />
<em><strong> <a href="http://www.hamelin.net/" target="_blank">Associazione Hamelin</a></strong></em></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/CJXLD_stZuE" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
</div>
<div>Il secondo intervento è quello dell’associazione Hamelin, rappresentata da Barbara Servidori.<br />
Hamelin  è l’associazione culturale che a Bologna si occupa di promozione culturale con una  vocazione pedagogica e si rivolge a bambini, adolescenti e adulti  utilizzando la letteratura, il fumetto, l’illustrazione e il cinema.<br />
Hamelin elabora strategie di promozione della lettura per bambini e ragazzi, con un’attenzione particolare per l’età adolescenziale attraverso percorsi di lettura per classi elementari, medie e superiori,<em><strong><a href="http://www.hamelin.net/index.php/pubblicazioni/guidebibliografiche.html" target="_blank"> guide</a></strong></em> bibliografiche a tema, corsi di aggiornamento per bibliotecari, insegnanti di scuole medie e superiori.<br />
L’universo del visivo, e soprattutto del fumetto e dell’illustrazione, è l’altro campo di azione privilegiata dell’Associazione che attraverso laboratori di fumetto per le scuole, incontri con ragazze e ragazzi, corsi di aggiornamento per insegnanti, mostre didattiche, esposizioni per promuovere giovani artisti, si propone di educare piccoli e grandi ad “un certo sguardo”.<br />
Hamelin è anche responsabile del Festival internazionale del fumetto Bilbolbul, giunto alla sua quarta edizione.<br />
In particolare, Barbara Servidori ha presentato l’ultimo numero della rivista “Questioni di genere” dell’Associazione Culturale Hamelin, che propone una serie di riflessioni e di proposte bibliografiche sul tema, nell’ambito dell’immaginario e della letteratura per ragazzi.<br />
Nel suo intervento Barbara Servidori ha più volte sottolineato come dagli articoli pubblicati nell’ultimo numero della rivista, emerga come, nella produzione letteraria contemporanea per ragazzi, un’assoluta mancanza di modelli femminili complessi e diversificati, spiegando l’assenza di personaggi femminili avventurosi, coraggiosi, controcorrente che mettano in discussione il modello culturale imperante. Questo aspetto rappresenta una rottura con il recente passato in cui figure femminili variegate e articolate erano ancora presenti a lottare contro un appiattimento che oggi sembra ridurre i personaggi femminili narrati a soggetti livellati, la cui ossessione costante sembra essere solo l’attenzione all’abbigliamento, al gossip e all’omologazione, impedendo così di far emergere una qualsiasi forma di unicità nel personaggio rappresentato. Sembra, sottolinea Barbara Servidori, che sia il pubblico stesso a richiedere questo tipo di rappresentazione e che il mercato si adatti fornendo il prodotto richiesto. Si pone allora un interessante interrogativo, analizzato nell’articolo di Giordana Piccinini, su quale sia oggi lo statuto dell’autore che scrive storie per ragazze e ragazzi? L’autore deve andare nella direzione di ciò che il mercato gli richiede? La sua funzione è solo quella di rassicurare rafforzando i modelli imperanti del pubblico che lo legge?</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/01/gabbie-di-sguardi-gli-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione-atti-del-convegno-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le parole fanno male #3</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/01/le-parole-fanno-male-3/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/01/le-parole-fanno-male-3/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 21:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Gasparrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3119</guid>
		<description><![CDATA[&#160; A me la parola passione suscita sempre sensazioni positive. Come non potrebbe? Siamo da anni immersi in un fiume di passione: le passioni sono consolidate &#8211; la musica, il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3123" class="wp-caption alignleft" style="width: 385px"><a href="www.flickr.com/photos/vanessao/276326246/"><img class="size-full wp-image-3123" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/01/DP_3.jpg" alt="Love slaves (foto di VanessaO)" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Love slaves (foto di VanessaO)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A me la parola <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/passione/" target="_blank">passione</a> suscita sempre sensazioni positive. Come non potrebbe? Siamo da anni immersi in un fiume di passione: le passioni sono consolidate &#8211; la musica, il buon cibo, l&#8217;arte, la lettura, il calcio, il lavoro &#8211; oppure nuove: cosa c&#8217;è di più entusiasmante di farsi prendere da una passione &#8220;per&#8221; qualcosa di appena scoperto? Poi succede spesso di descriversi attraverso le passioni: &#8220;Ah, io ho la passione del&#8230;&#8221; e ci raccontiamo così. E chi non ne ha una, di passione? E chi non si stente vicino a chi &#8220;ha la stessa mia passione per&#8230;&#8221;?</p>
<p>La storia della parola però non è tanto allegra. Passione viene da &#8220;patire&#8221;; il suo <a href="http://etimo.it/?cmd=id&amp;id=12549&amp;md=26ea109f824d7dca2219c1cdc763b5da" target="_blank">etimo</a> racconta di sofferenze, dolori, di una sensazione anche positiva ma talmente forte e intensa da avvicinarsi al dolore, alla fame, alla febbre. Tanto può essere forte, questa passione, che il suo aggettivo, &#8220;<a href="http://www.treccani.it/vocabolario/passionale1/" target="_blank">passionale</a>&#8220;, è spesso accostato a un&#8217;altra parola decisamente e sicuramente negativa e funesta: &#8220;delitto&#8221;.</p>
<p>Cosa s&#8217;intende con l&#8217;espressione &#8220;delitto passionale&#8221;? Non c&#8217;interessa qui la definizione di legge; chi ci lavora, con la legge, ha il compito difficile e sgradevole di determinare con precisione le circostanze del delitto, e in particolare lo stato emotivo di chi l&#8217;ha commesso. A cosa vengono accostate queste parole sui giornali, sul web? Ecco un recente <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/01/06/news/bari_studentessa_sgozzata_arrestato_il_fidanzato-27662733/" target="_blank">esempio</a>.</p>
<p>E&#8217; il linguaggio che presenta ciò che accaduto che dovrebbe permettere di distinguere tra la spiegazione di un evento e la sua giustificazione. La prima tenta di legare insieme i fatti con una causalità oggettiva; la seconda manifesta il grado e il modo di accettazione culturale di quei fatti &#8211; soprattutto quando sono presentati non da una persona che li racconta privatamente ma da un media che ne dà notizia al pubblico.</p>
<p>Cosa ci sia di &#8220;passionale&#8221; in questo delitto io non lo capisco, né l&#8217;ho mai capito. Nel senso: capisco a quale spiegazione vuole riferirsi il riferimento alla passione, ma non ho mai capito il motivo per cui questa dovrebbe giustificare una condotta omicida. Dico &#8220;giustificare&#8221; perché la presenza della passione è considerata un&#8217;attenuante dell&#8217;azione omicida &#8211; dalla legge &#8211; e dell&#8217;efferatezza dell&#8217;omicidio &#8211; per l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Basta leggere le notizie di cronaca riportate in <a href="http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/" target="_blank">questo sito</a> per accorgersi che la premeditazione è la regola, e la passione l&#8217;eccezione. Eppure la dicitura &#8220;delitto passionale&#8221; continua ad essere usata sui media nella stragrande maggioranza dei casi, ed è passata nell&#8217;uso a definire tutti i delitti nei quali c&#8217;è un movente riconducibile a un rapporto affettivo e/o sessuale tra i protagonisti, anche occasionale. E io non credo che dovrebbe essere così, perché quello che secondo la legge va rigorosamente (per quanto possibile) determinato ai fini di un giusto giudizio, sui media viene liquidato come già giudicato, in quanto &#8220;passionale&#8221;.</p>
<p>Insisto: che la legislazione abbia bisogno di distinzioni, di categorie, di classificazioni, nessuno lo mette in dubbio. Il fatto è che quando, nella divulgazione (banalizzazione?) di numerosi fatti di cronaca &#8211; e non delle complicate battaglie legali che ne seguono &#8211; si fa uso di alcuni termini come &#8220;delitto passionale&#8221;, si compie una operazione culturale molto ambigua, molto affine alla giustificazione del colpevole e alla colpevolizzazione della vittima. E&#8217; stata proposta, per molti di questi casi, la parola &#8220;femminicidio&#8221;, e credo che sia una soluzione adeguata; soprattutto per salvaguardare l&#8217;onestà della comunicazione dei fatti accaduti.</p>
<p>Sempre che si voglia ancora chiamare le cose col loro nome; a me non sta affatto bene associare la mia passione politica o sportiva a una cultura che accorda ai fatti di sangue una comprensione particolare, perché compiuti in preda a una passione. Né mi pare corretto riferire a una situazione di scarsa lucidità mentale ancora da accertare la notizia stessa del fatto di sangue, che così trova già, presso l&#8217;opinione pubblica, una sentenza prima ancora che il processo sia istruito. Mi sembrerebbe assurdo cambiare nome alle passioni; fose, considerando l&#8217;evolversi delle questioni di genere nel nostro paese, sarebbe ora di dare un altro nome agli ancora così denominati &#8220;delitti passionali&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/01/le-parole-fanno-male-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gabbie di sguardi: gli stereotipi di genere nella comunicazione – atti del convegno 2</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/01/gabbie-di-sguardi-gli-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione-atti-del-convegno-2/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/01/gabbie-di-sguardi-gli-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione-atti-del-convegno-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juri Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3103</guid>
		<description><![CDATA[Intervento di Barbara Spinelli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Gabbie di sguardi: gli stereotipi di genere nella comunicazione</p>
<p style="text-align: center;">Intervento di Barbara Spinelli<br />
Avvocata redattrice del Rapporto Ombra CEDAW</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/5shTJirv-rA" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div style="text-align: left;">Barbara Spinelli, Avvocata e attivista per i diritti delle donne.</div>
<div>La sua attività è centrata sulla violenza contro le donne e sull’implementazione della legge nazionale dei diritti delle donne.<br />
Nel 2011 ha scritto e presentato la sezione italiana del Rapporto Ombra in occasione della quarantanovesima sessione del CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, prodotta dalle Nazioni Unite nel 1979 e ratificata dall’Italia nel 1985) come rappresentante dell’ONG Italiana “30 anni del CEDAW-lavori in corso”.<br />
È inoltre autrice del libro “Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale”.<br />
Il suo intervento si concentra sull’analisi delle raccomandazioni che la Commissione Cedaw  ha formulato nei confronti dell’Italia e sui principali aspetti emersi rispetto all’applicazione dei provvedimenti contenuti nell’articolo 5 della Convenzione Cedaw, che riguarda aspetti di pratiche culturali e responsabilità nell’allevamento dei figli.<br />
Barbara Spinelli ha spiegato che il problema legato alla rappresentazione pubblica della donna è un problema di dignità e non di morale e che, come tale, diventa un problema di tipo giuridico, non personale, ma collettivo. Le pubblicità infatti sono costruite sulla rappresentazione del ruolo della donna nella società e non solo sull’immagine del loro corpo, questo significa che la violenza e la discriminazione di genere trovano terreno fertile nel ruolo tradizionale che viene attribuito alla donna nella nostra società.<br />
Emerge dall’intervento di Barbara Spinelli, che passa in rassegna diversi aspetti della rappresentazione stereotipata delle donne da parte dei mezzi di comunicazione, che non siamo educati a riconoscere la discriminazione sulle donne, perché manca la percezione che certe pratiche siano lesive della dignità. In generale, in Italia, permane una grande adesione a certi tipi di immaginario che vedono la donna inscritta e imprigionata dentro un ruolo. In questo modo si rafforza e si ripropone un tipo di immaginario radicato anche se obsoleto che nel nostro paese viene largamente condiviso.<br />
Fra i numerosi suggerimenti e raccomandazioni del Cedaw, emerge la necessità di realizzare uno studio per il rilevamento di come lo stereotipo di genere sia diffuso fra i giovani, gli anziani, i professionisti e i politici. Un’analisi di questo tipo permetterebbe di fare emergere numerosi aspetti sui quali lavorare per scardinare meccanismi che ledono le donne.<br />
Le raccomandazioni del Cedaw incoraggiano inoltre l’Italia ad elaborare un programma di sensibilizzazione, che coinvolga il più possibile i fruitori dei messaggi, ma anche coloro che li producono (mass media , agenzie pubblicitarie, agenzie di comunicazione).</div>
<div></div>
<div>
<div style="text-align: right;">Resoconto di Valérie Donati</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/01/gabbie-di-sguardi-gli-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione-atti-del-convegno-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Biglietti che lasciano a bocca aperta&#8221;</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/01/biglietti-che-lasciano-a-bocca-aperta/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/01/biglietti-che-lasciano-a-bocca-aperta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Prestopino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla voce:]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3089</guid>
		<description><![CDATA[Un’altra pubblicità della quale si poteva fare a meno, un’altra scelta di comunicazione nella quale un pezzo di corpo femminile viene sezionato per pubblicizzare un servizio che nulla ha a...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.levocianti.it/2012/01/biglietti-che-lasciano-a-bocca-aperta/biglietti-da-visita-2/" rel="attachment wp-att-3091"><img class="alignnone size-medium wp-image-3091" title="biglietti da visita" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/01/biglietti-da-visita1-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p>Un’altra pubblicità della quale si poteva fare a meno, un’altra scelta di comunicazione nella quale un pezzo di corpo femminile viene sezionato per pubblicizzare un servizio che nulla ha a che vedere con il messaggio che lo propone.<br />
Questa volta è la Vistaprint che offre biglietti da visita che “lasciano a bocca aperta” e che per rafforzare questo slogan così originale non ha trovato nulla di meglio che mettere in primo piano il viso di una donna, un volto privato degli occhi, nel quale un’enorme bocca troneggia tumida e spalancata in maniera innaturale.<br />
Ma per non limitarci a dire che l’immagine è volgare e quindi suscitare le solite argomentazioni che tirano in ballo accuse di “moralismo-bigottismo”, attiriamo l’attenzione su alcuni dettagli per meglio spiegare come anche un’immagine che sembra buttata lì, senza troppa elaborazione da parte di chi l’ha ideata, sia in realtà curata nei dettagli che giocano sull’ambiguità della promessa di una donna disponibile contribuendo a rafforzare un’immagine svilente della donna e a veicolare stereotipi sessisti e lesivi della dignità.<br />
La parte grafica: il carattere usato per la scritta biglietti da visita è un font classico, rigoroso, stampatello, che evoca serietà, mentre per la scritta BOCCA APERTA è stato scelto un carattere lezioso, tondeggiante, che evoca frivolezza. Quel “Bocca Aperta” diventa allora un ammiccamento al cliente al quale viene suggerita l’idea di un “servizio supplementare”. A rafforzare questa idea il tondo rosa con la scritta GRATIS. Cos’è gratis? Il biglietto da visita? Il servizietto supplementare? La donna con la bocca aperta?<br />
Qualche osservazione sulla impostazione grafica: l’immagine che troneggia al centro della pagina non ha bisogno di grandi spiegazioni se non per la sproporzione fra questa bocca enorme che sembra forzata nello spalancarsi per addentare un biglietto da visita. Le indicazioni che riguardano il prodotto e il servizio offerti sono in fondo alla pagina, in secondo piano, quasi di secondaria importanza. E’ interessante notare che il biglietto da visita che funge da fac simile è quello di un “centro esotico spa, regno del relax” che rimanda ancora una volta a promesse di piacere veicolate da quel pezzo di donna. E ancora, il biglietto da visita usato come modello è quello di un uomo che pubblicizza la sua attività di fisioterapista presso il giardino esotico. Capiamo allora che il prodotto è rivolto agli uomini, che il target bersaglio della pubblicità è maschile e che si sottende siano gli uomini ad avere bisogno di biglietti da visita per la loro attività professionale come se le donne fossero ancora una volta escluse o minoritarie nel mondo del lavoro.<br />
Per tutti questi motivi e dopo attenta analisi di questa pubblicità, segnaliamo allo IAP!</p>
<p style="text-align: right;"><em>di Valérie Donati</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/01/biglietti-che-lasciano-a-bocca-aperta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Frequenze di genere: continuano le puntate su genere ed educazione</title>
		<link>http://www.levocianti.it/2012/01/frequenze-di-genere-continuano-le-puntate-su-genere-ed-educazione/</link>
		<comments>http://www.levocianti.it/2012/01/frequenze-di-genere-continuano-le-puntate-su-genere-ed-educazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frequenzedigenere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accenti]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.levocianti.it/?p=3082</guid>
		<description><![CDATA[Eccoci arrivate alla terza tappa del nostro percorso sul genere e l’educazione. Nella puntata di venerdì 27 gennaio parlaremo di adolescenza insieme a Cinzia Albanesi del Csge. Perchè l’adolescenza è...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.levocianti.it/2012/01/frequenze-di-genere-continuano-le-puntate-su-genere-ed-educazione/adolescenza/" rel="attachment wp-att-3083"><img class="alignleft size-full wp-image-3083" src="http://www.levocianti.it/wp-content/uploads/2012/01/adolescenza.jpg" alt="" width="276" height="182" /></a>Eccoci arrivate alla terza tappa del nostro percorso sul genere e l’educazione.</p>
<p>Nella puntata di venerdì 27 gennaio parlaremo di <strong>adolescenza</strong> insieme a <strong>Cinzia Albanesi</strong> del <em><strong><a href="http://www.csge.unibo.it/" target="_blank">Csge</a></strong></em>.<br />
<em>Perchè l’adolescenza è un momento così complesso nella vita delle persone? </em><br />
<em>Come viene percepito il genere in questa fase così delicata? </em><br />
<em>Quanto contano la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari nella conferma o decostruzione di visioni stereotipate di ciò che ragazze e ragazzi devono essere e fare? </em><em>Come il genere vincola i loro desideri?</em></p>
<p>Ritornerà inoltre la rubrica <strong>Cult</strong> a cura di <em>Cinzia Farina</em> che ha recensito per noi il film documentario di Alina Marazzi dal titolo “<strong>Vogliamo anche le Rose</strong>“. Ci accompagnerà la potente voce di una grande artista italiana: <strong>Giuni Russo</strong></p>
<p>Vi ricordiamo che la seconda puntata del ciclo, in cui si  è parlato di genere ed educazione di bambine e bambini in età elementare, è disponibile ad essere scaricata<em><strong> <a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=520d6a46c3584bef&amp;resid=520D6A46C3584BEF%21158&amp;parid=520D6A46C3584BEF%21157&amp;authkey=%21AKJC9KAXnbWXWIA" target="_blank">qui</a></strong></em>.</p>
<p>Prima di salutarvi, <strong>rinnoviamo l’appello a tutti i nostri ascoltatori e alle nostre ascoltatrici a condividere con noi le riflessioni maturate nel corso di queste puntate dedicate all’educazione, a farci conoscere le vostre opinioni in merito, le vostre esperienze di bambine e bambini, a raccontarci come genitori o educatori/trici le buone pratiche che mettete in atto. </strong><br />
Ci piacerebbe concludere questo ciclo di puntate facendo sentire la vostra voce! Scriveteci al nostro indirizzo mail frequenzedigenere@gmail.com.</p>
<p>Non ci resta che darvi appuntamento, come ogni venerdì, dalle 13.30 alle 14 sulle frequenze di<em><strong> <a href="http://www.radiocittafujiko.it/home/" target="_blank">Radio Città Fujiko</a></strong></em> 103.1 FM.</p>
<p>Buon ascolto!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.levocianti.it/2012/01/frequenze-di-genere-continuano-le-puntate-su-genere-ed-educazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

